I licenziamenti, l’intelligenza artificiale e la necessità della formazione

Jun 17, 2026 | Uncategorized

Gli anziani a tavola con l’intelligenza artificiale

Anziani che non desiderano rimanere esclusi dalle ultime innovazioni, provando ad approcciarsi, portando anche eventuali difficoltà e dubbi, all’intelligenza artificiale, con curiosità e la voglia di comprendere se e come potrà avere un ruolo nella loro vita: un recente evento tenutosi a Tenero per la terza età mostra come con l’AI possano entrare in contatto tutti. Che cosa muove, però, delle persone ormai in là con gli anni a prendere parte a una mattinata dedicata all’innovazione, soprattutto se sono fuori dal mondo lavorativo? E come si può leggere questo caso?

Generazioni che hanno già attraversato la rivoluzione digitale

Solitamente si pensa agli anziani come a persone poco avvezze alla tecnologia, soprattutto se essa è arrivata quando ormai avevano già integrato i loro metodi per lavorare e svolgere le loro attività e le novità rischiavano di scombinarli. Sono generazioni che probabilmente hanno vissuto la paura di essere sostituite da macchine e pc per rendersi conto spesso che innovazione e fattore umano, per un vero successo, vanno di pari passo. Spesso chi appartiene a fasce d’età meno giovani impiega più tempo a utilizzare correntemente le nuove tecnologie, che siano di uso lavorativo oppure personale. Meno abituati dei giovani a novità e sviluppi continui, che ora con l’AI hanno conosciuto una rapidità mai vista prima che richiede una formazione costante, si sono trovati più sovente a temere di non essere in grado di apprendere. Ritengono di essere meno avvezzi all’uso delle tecnologie rispetto ai giovani, che sono ritenuti altamente alfabetizzati tecnologicamente perché nativi digitali: in realtà l’essere nati in un’epoca fortemente tecnologica ed essere stati esposti in maniera attiva e passiva alle innovazioni non porta necessariamente a una reale conoscenza ed è un fattore spesso sottovalutato. Semmai i più giovani si approcciano agli studi in un periodo storico in cui le continue innovazioni portano a un’abitudine a dover imparare a utilizzare programmi, strumenti e funzionalità sempre nuovi, con una frequenza maggiore rispetto a quanto avveniva durante il percorso formativo delle generazioni precedenti. Ma in realtà molti anziani di oggi sono passati attraverso l’informatizzazione e i primi processi della digitalizzazione, probabilmente adattandosi più di quanto ritengano di aver fatto, ma continuando a non vedersi capaci.

Cosa può fare l’AI per gli anziani

Quando si parla di anziani fuori dal mondo del lavoro, l’uso della tecnologia arriva spesso per rimanere in contatto con i propri familiari e anche durante l’evento sull’intelligenza artificiale è stato rimarcato come l’interesse sia maggiore tra coloro che vengono stimolati sul tema da figli o nipoti in giovane età. L’AI può essere utile agli anziani? Per utilizzarla è indispensabile un minimo di conoscenza tecnologica, però il paradosso dei chatbot conversazionali generativi è che potrebbero essere di utilizzo più immediato. Quando si parla di intelligenza artificiale non si possono ignorare la complessità degli algoritmi che la muovono, i lunghi e operosi processi di elaborazione dei dati e apprendimento di pattern, oltre alle implicazioni geopolitiche di vasta portata legate alla proprietà dei dati e dei server e alle materie prime. Nonostante tutto ciò, tecnologie quali ChatGPT o Claude, ad esempio, potrebbero essere d’aiuto alla terza età rispondendo direttamente a domande e dubbi, facendo da tutorial per l’uso di altre tecnologie, anche mediante i comandi vocali, riducendo la difficoltà di approccio con smartphone o tastiere.

Il messaggio degli anziani sulla formazione

Al di là dei possibili utilizzi, che chiedono sempre prudenza, poiché una minore familiarità con alcuni strumenti digitali può aumentare la vulnerabilità di fronte a determinate cybertruffe, l’evento e l’interesse di queste persone mostrano una realtà che dovrebbe essere chiara a tutti: nessuno dovrebbe ormai considerare l’AI un fenomeno che non lo riguarda, anche se magari pensa di non avere le necessarie conoscenze o ne ha paura. Come Ated siamo fortemente convinti che sia fondamentale una formazione trasversale, poiché saranno sempre meno gli ambiti e le professioni che potranno considerarsi estranei alla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale. L’unico modo per rimanere competitivi nel mercato, sia per le aziende sia per i singoli lavoratori, è quello di aggiornarsi e di recepirla nei propri processi e soprattutto nel proprio modo di pensare. Anche chi è legato a una mentalità che guarda con sospetto l’evoluzione non può combattere una battaglia contro l’AI, ma è chiamato ad approcciarsi con curiosità per comprendere come possa farne il motore della sua crescita.

Che formazione serve per restare nel mercato del lavoro

I dati sulla digitalizzazione in Svizzera sottolineano come le giovani generazioni abbiano di solito una maggiore competenza nell’uso delle tecnologie, anche se in generale la stessa non è da ritenersi soddisfacente. L’intelligenza artificiale deve però riguardare tutti: modificherà il mercato del lavoro e le competenze richieste e chi non vorrà provvedere alla propria formazione costante, comprendendo di aver bisogno di aggiornarsi su tecnologie in continuo sviluppo, rischia di autoescludersi da alcune opportunità professionali. Serve acquisire le competenze tecniche e al contempo uno sguardo critico sui possibili rischi e sui bias cognitivi legati all’intelligenza artificiale.

Gli APF: opportunità anche per i meno giovani

Per questo come Ated ci rivolgiamo a varie fasce della popolazione e puntiamo a introdurre all’AI già i più giovani, come avvenuto durante l’estate col corso intensivo. Per lo stesso motivo incoraggiamo le aziende a pensare alla formazione di tutti i loro collaboratori, poiché sempre meno professionisti potranno prescindere dalla conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale, che dovranno essere resi sempre più personalizzati e adattati a ogni realtà. I nostri APF sono corsi a cui può accedere anche chi non ha titoli di studio universitari ma ha concluso un apprendistato: sono l’occasione per chi crede di non conoscere l’AI ma desidera colmare la lacuna, acquisendo nozioni importanti e competenze sempre più richieste dal mondo del lavoro, in ambito di progettazione, gestione e creazione di infrastrutture AI specifiche (Digital Collaboration Specialist e Business AI Specialist, da frequentare anche in combo), in sicurezza (Cyber Security Specialist) e nella creazione di contenuti (Multimedia Content Creator). Vengono frequentati durante lo svolgimento della carriera e rappresentano un’interessante opportunità di aggiornamento per permettere anche a chi ha una certa età di acquisire competenze che lo manterranno competitivo sul mercato se dovesse desiderare o necessitare di un cambio professionale.

Per noi di Ated la formazione riguardo alla tecnologia in generale e all’AI deve essere trasversale, rivolta a tutti. Gli anziani che hanno provato ad approcciarsi con l’intelligenza artificiale, mettendosi in gioco in un mondo che potevano percepire come distante dal proprio, hanno dato prova dell’apertura e della curiosità che potrebbero fare la differenza per tutti. Chiedersi come poter utilizzare le innovazioni piuttosto che vederle come distanti dal proprio modo di essere e di vedere il mondo sarà sempre più una chiave vincente, per un’innovazione a favore dell’uomo e non contro.

Prossimi eventi Ated

23 ottobre: Un giorno nel cuore della tecnologia: Zurigo e Google

27 ottobre: ATED Tech Espresso Mendrisio

19 novembre: Festival AI Ticino e Regione Insubrica

La paura di perdere il posto per l’intelligenza artificiale

Da quando l’AI è divenuta un’opportunità per il mondo del lavoro e man mano che molte aziende iniziavano a pensare a una sua applicazione concreta, anche se spesso senza delle basi a livello di digitalizzazione e di cultura sufficientemente solide, c’erano persone che temevano di perdere il posto di lavoro. Avevano paura di poter essere sostituite da algoritmi e chatbot, in grado di svolgere i loro compiti. Come Ated abbiamo sempre portato avanti una visione in cui l’intelligenza artificiale non porta via il lavoro all’uomo ma amplifica le sue qualità, lo supporta e ne diventa uno strumento, a vantaggio di tutti. Nei nostri eventi, in particolar modo nel Festival AI Svizzera e Italia previsto a novembre, abbiamo invitato speaker che condividono la nostra idea e propongono un’AI che opera col fattore umano.

Da Amazon a Lastminute.com

Tra l’altro, si sta capendo che puntare sull’intelligenza artificiale senza delle premesse solide e una necessaria cultura non porta a vantaggi, anzi, null’altro fa se non amplificare le lacune: nell’evento organizzato con ForFirm abbiamo visto come il 70% di coloro che implementano le nuove tecnologie senza una direzione chiara falliscono. A volte la cronaca rilancia delle notizie che riguardano l’approccio delle aziende all’AI, usata come sostituto e non come integrazione: si pensi ai licenziamenti di Amazon di qualche mese fa, che avevano fatto rumore per il loro numero, o a quelli più recenti di Lastminute.com

Cosa è successo con Lasminute.com

Si tratta di una delle principali agenzia di viaggi online, che consente di prenotare, senza passare da agenzie, voli, hotel e pacchetti comprensivi di tutto quanto serve per le proprie vacanze. È rilevante per il mercato svizzero e ticinese perché quotata in borsa e perché ha una sede a Chiasso. Il 17 giugno un comunicato ha evidenziato la ristrutturazione in corso: il gruppo taglierà circa un quarto dei suoi posti di lavoro, puntando su una riorganizzazione che si basa sull’implementazione dell’AI per aumentare la leva operativa. Stando al CEO, il presupposto è che il modo di cercare e di prenotare viaggi è in continua modifica ed è stato profondamente influenzato dall’intelligenza artificiale. In effetti, se si pensa alla capacità delle applicazioni AI di personalizzare l’esperienza utente, aiutando ciascuno a trovare quel che più corrisponde ai suoi gusti partendo da una serie di dati inseriti o da parametri con cui è stato tracciato in precedenza, si comprende come il settore dei viaggi sia ideale per l’utilizzo di algoritmi e di intelligenza artificiale. In Lastminute.com a quanto pare un potenziamento di questo principio avverrà a discapito del fattore umano.

Il futuro del sito con l’AI

L’azienda intende investire nell’infrastruttura dati necessaria a sostenere un’operatività profondamente basata sull’AI e non sull’elemento umano. I dati d’altro canto sono la base con cui funzionano i programmi generativi, che vanno a analizzare e catalogare quanto hanno a disposizione per poi creare customer experiences su misura, che possano soddisfare i desideri dei potenziali clienti, e più dati si hanno, raccolti e gestiti in maniera efficace, più il processo darà risultati soddisfacenti. Al contempo, il gruppo punterà anche sull’acquisizione di competenze specializzate. Sempre citando il CEO, la scelta è avvenuta a seguito del monitoraggio di come l’AI stia realmente modificando “il modo in cui i clienti effettuano ricerche, prenotano e vengono serviti, nonché la maniera in cui sono strutturate le aziende che operano in questo campo”. L’intento è avere una realtà più snella, più veloce e “con le risorse necessarie per investire in anticipo rispetto alle tendenze di mercato”. L’obiettivo è consentire una crescita definita redditizia. Il risparmio previsto in termini di costi del personale è di 15 milioni di franchi l’anno a partire dal 2027.

La formazione come valore chiave per restare competitivi

La notizia dei licenziamenti di Lastminute.com potrebbe gettare nello sconforto chi teme di poter essere sostituito dall’AI. Come rimanere dunque competitivi in un mercato simile? Come Ated rilanciamo l’importanza della formazione. Che il mondo del lavoro stia cambiando è innegabile e lo vediamo ogni giorno nella nostra esperienza e in ogni nostro evento, cui partecipano le aziende per comprendere in che direzione si sta andando. Al contempo, si sono modificate anche le competenze richieste alle persone: se è vero che certe professioni non possono più esistere come venivano intese anni fa, lo è altrettanto che quel che serve è cambiare il modo di intenderle, attraverso l’acquisizione di nuove skills. Non saranno più possibili ruoli che rimangono pressoché invariati nel corso di una carriera, ma si andrà incontro a competenze che devono aggiornarsi di progetto in progetto, con una richiesta di adattabilità e di disponibilità a imparare, come ha sottolineato Fausto Turco.

Il ruolo delle aziende nella formazione

L’AI nei processi c’è e ci deve essere, il quesito è come volgerla a proprio vantaggio. Una formazione continua e puntuale permette innanzitutto di comprendere il reale funzionamento dell’intelligenza artificiale, in maniera da poterla dominare senza esserne dominati. È compito delle aziende formare i propri dipendenti, a partire da coloro che dovranno pensare a come inserire in maniera strategica l’AI attraverso i board sino a chi dovrà utilizzarla ogni giorno. Senza una competenza reale, anche l’infrastruttura più avanzata non potrà dare dei buoni risultati e spesso si parte dall’assunto che i nativi digitali siano in grado di usare la tecnologia. Non sempre è così e alcuni dati mostrano come in realtà in Svizzera la cultura digitale, soprattutto nelle persone meno formate, non sia ancora ad ottimi livelli.

I corsi AFP di Ated

Acquisire una formazione che tenga conto dei cambiamenti del mondo del lavoro con l’introduzione dell’intelligenza artificiale non compete però solamente alle aziende. Ogni singolo lavoratore deve essere conscio che il suo ruolo cambierà e che deve restare al passo coi tempi, ma anche che la rivoluzione tecnologica sta rendendo necessarie nuove professioni. Può scegliere di anticipare il mercato e formarsi in una professione nascente che sarà sempre più richiesta, che usi l’AI in maniera funzionale alle aziende. Come Ated organizziamo e promuoviamo quattro corsi AFP, avanzati e estremamente specializzati in modalità di formazione continua, che preparano all’esame Professionale Federale per l’ottenimento di un attestato federale o alla frequenza di corsi universitari. Formiamo figure innovative chiave in ogni processo di innovazione tecnologica: Cyber Security Specialist, perché di pari passo con l’evoluzione cresce anche il bisogno di renderla sicura, Digital Collaboration Specialist, visto che molte realtà devono completare il processo di digitalizzazione, Business AI Specialist, per permettere a ogni azienda di progettare l’architettura AI adatta alle sue esigenze, e Multimedia Content Creator, perché anche la comunicazione e il marketing stanno evolvendo.

In conclusione, non è scontato che l’uomo venga sostituito dall’intelligenza artificiale, come sta succedendo in Lastiminute.com (non si sa ancora quante persone perderanno il posto a Chiasso). Potrebbe succedere a chi si ferma, mentre chi investe sulla formazione è in grado di trovare il suo posto in un mercato in profondo cambiamento.

Call to project

È aperta la call to project per progetti innovativi, quelli selezionati saranno al Festival AI.

Per partecipare: Ated AI Innovation Challenge

Prossimi eventi Ated

01./02 luglio Disegna il tuo futuro professionale: Scopri i percorsi APF in Digital Collaboration e Business AI Specialist

16 luglio: AIPerithink

27 agosto: AIPerithink

02 settembre: Cyber Security Day 2026