L’intelligenza artificiale può sostituire un medico?

Mar 15, 2025 | Festival AI 2025

Gli anziani a tavola con l’intelligenza artificiale

Anziani che non desiderano rimanere esclusi dalle ultime innovazioni, provando ad approcciarsi, portando anche eventuali difficoltà e dubbi, all’intelligenza artificiale, con curiosità e la voglia di comprendere se e come potrà avere un ruolo nella loro vita: un recente evento tenutosi a Tenero per la terza età mostra come con l’AI possano entrare in contatto tutti. Che cosa muove, però, delle persone ormai in là con gli anni a prendere parte a una mattinata dedicata all’innovazione, soprattutto se sono fuori dal mondo lavorativo? E come si può leggere questo caso?

Generazioni che hanno già attraversato la rivoluzione digitale

Solitamente si pensa agli anziani come a persone poco avvezze alla tecnologia, soprattutto se essa è arrivata quando ormai avevano già integrato i loro metodi per lavorare e svolgere le loro attività e le novità rischiavano di scombinarli. Sono generazioni che probabilmente hanno vissuto la paura di essere sostituite da macchine e pc per rendersi conto spesso che innovazione e fattore umano, per un vero successo, vanno di pari passo. Spesso chi appartiene a fasce d’età meno giovani impiega più tempo a utilizzare correntemente le nuove tecnologie, che siano di uso lavorativo oppure personale. Meno abituati dei giovani a novità e sviluppi continui, che ora con l’AI hanno conosciuto una rapidità mai vista prima che richiede una formazione costante, si sono trovati più sovente a temere di non essere in grado di apprendere. Ritengono di essere meno avvezzi all’uso delle tecnologie rispetto ai giovani, che sono ritenuti altamente alfabetizzati tecnologicamente perché nativi digitali: in realtà l’essere nati in un’epoca fortemente tecnologica ed essere stati esposti in maniera attiva e passiva alle innovazioni non porta necessariamente a una reale conoscenza ed è un fattore spesso sottovalutato. Semmai i più giovani si approcciano agli studi in un periodo storico in cui le continue innovazioni portano a un’abitudine a dover imparare a utilizzare programmi, strumenti e funzionalità sempre nuovi, con una frequenza maggiore rispetto a quanto avveniva durante il percorso formativo delle generazioni precedenti. Ma in realtà molti anziani di oggi sono passati attraverso l’informatizzazione e i primi processi della digitalizzazione, probabilmente adattandosi più di quanto ritengano di aver fatto, ma continuando a non vedersi capaci.

Cosa può fare l’AI per gli anziani

Quando si parla di anziani fuori dal mondo del lavoro, l’uso della tecnologia arriva spesso per rimanere in contatto con i propri familiari e anche durante l’evento sull’intelligenza artificiale è stato rimarcato come l’interesse sia maggiore tra coloro che vengono stimolati sul tema da figli o nipoti in giovane età. L’AI può essere utile agli anziani? Per utilizzarla è indispensabile un minimo di conoscenza tecnologica, però il paradosso dei chatbot conversazionali generativi è che potrebbero essere di utilizzo più immediato. Quando si parla di intelligenza artificiale non si possono ignorare la complessità degli algoritmi che la muovono, i lunghi e operosi processi di elaborazione dei dati e apprendimento di pattern, oltre alle implicazioni geopolitiche di vasta portata legate alla proprietà dei dati e dei server e alle materie prime. Nonostante tutto ciò, tecnologie quali ChatGPT o Claude, ad esempio, potrebbero essere d’aiuto alla terza età rispondendo direttamente a domande e dubbi, facendo da tutorial per l’uso di altre tecnologie, anche mediante i comandi vocali, riducendo la difficoltà di approccio con smartphone o tastiere.

Il messaggio degli anziani sulla formazione

Al di là dei possibili utilizzi, che chiedono sempre prudenza, poiché una minore familiarità con alcuni strumenti digitali può aumentare la vulnerabilità di fronte a determinate cybertruffe, l’evento e l’interesse di queste persone mostrano una realtà che dovrebbe essere chiara a tutti: nessuno dovrebbe ormai considerare l’AI un fenomeno che non lo riguarda, anche se magari pensa di non avere le necessarie conoscenze o ne ha paura. Come Ated siamo fortemente convinti che sia fondamentale una formazione trasversale, poiché saranno sempre meno gli ambiti e le professioni che potranno considerarsi estranei alla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale. L’unico modo per rimanere competitivi nel mercato, sia per le aziende sia per i singoli lavoratori, è quello di aggiornarsi e di recepirla nei propri processi e soprattutto nel proprio modo di pensare. Anche chi è legato a una mentalità che guarda con sospetto l’evoluzione non può combattere una battaglia contro l’AI, ma è chiamato ad approcciarsi con curiosità per comprendere come possa farne il motore della sua crescita.

Che formazione serve per restare nel mercato del lavoro

I dati sulla digitalizzazione in Svizzera sottolineano come le giovani generazioni abbiano di solito una maggiore competenza nell’uso delle tecnologie, anche se in generale la stessa non è da ritenersi soddisfacente. L’intelligenza artificiale deve però riguardare tutti: modificherà il mercato del lavoro e le competenze richieste e chi non vorrà provvedere alla propria formazione costante, comprendendo di aver bisogno di aggiornarsi su tecnologie in continuo sviluppo, rischia di autoescludersi da alcune opportunità professionali. Serve acquisire le competenze tecniche e al contempo uno sguardo critico sui possibili rischi e sui bias cognitivi legati all’intelligenza artificiale.

Gli APF: opportunità anche per i meno giovani

Per questo come Ated ci rivolgiamo a varie fasce della popolazione e puntiamo a introdurre all’AI già i più giovani, come avvenuto durante l’estate col corso intensivo. Per lo stesso motivo incoraggiamo le aziende a pensare alla formazione di tutti i loro collaboratori, poiché sempre meno professionisti potranno prescindere dalla conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale, che dovranno essere resi sempre più personalizzati e adattati a ogni realtà. I nostri APF sono corsi a cui può accedere anche chi non ha titoli di studio universitari ma ha concluso un apprendistato: sono l’occasione per chi crede di non conoscere l’AI ma desidera colmare la lacuna, acquisendo nozioni importanti e competenze sempre più richieste dal mondo del lavoro, in ambito di progettazione, gestione e creazione di infrastrutture AI specifiche (Digital Collaboration Specialist e Business AI Specialist, da frequentare anche in combo), in sicurezza (Cyber Security Specialist) e nella creazione di contenuti (Multimedia Content Creator). Vengono frequentati durante lo svolgimento della carriera e rappresentano un’interessante opportunità di aggiornamento per permettere anche a chi ha una certa età di acquisire competenze che lo manterranno competitivo sul mercato se dovesse desiderare o necessitare di un cambio professionale.

Per noi di Ated la formazione riguardo alla tecnologia in generale e all’AI deve essere trasversale, rivolta a tutti. Gli anziani che hanno provato ad approcciarsi con l’intelligenza artificiale, mettendosi in gioco in un mondo che potevano percepire come distante dal proprio, hanno dato prova dell’apertura e della curiosità che potrebbero fare la differenza per tutti. Chiedersi come poter utilizzare le innovazioni piuttosto che vederle come distanti dal proprio modo di essere e di vedere il mondo sarà sempre più una chiave vincente, per un’innovazione a favore dell’uomo e non contro.

Prossimi eventi Ated

23 ottobre: Un giorno nel cuore della tecnologia: Zurigo e Google

27 ottobre: ATED Tech Espresso Mendrisio

19 novembre: Festival AI Ticino e Regione Insubrica

In attesa di dibattere di Artificial Intelligence nel prossimo Festival dell’AI Ticino e Regione Insubrica.
Un evento in due giornate, che si tiene il 13 febbraio 2025, presso il Palazzo dei Congressi Lugano e il 15 febbraio a Varese.

LUGANO – Quando si parla di Intelligenza Artificiale molto spesso si tende a «volare alto», ad individuare scenari futuri e ci si dimentica di verificare lo stato dell’arte facendo delle prove con gli strumenti attualmente disponibili.

Vorrei qui fare un esempio nel campo dell’uso di intelligenza artificiale nel settore della medicina; nello specifico presenterò una analisi clinica dettagliata di un caso reale fatta direttamente da una piattaforma di Intelligenza Artificiale.

Per farlo ho usato la più nota Intelligenza Artificiale disponibile ovvero ChatGPT nella versione 4o- in abbonamento. Ho poi selezionato un GPT specializzato ovvero una derivazione specializzata in un campo particolare. La scelta è caduta su «Medical Diagnosis Assistant» che si presenta come «Un ChatGPT specializzato nel campo medico che può aiutare gli utenti a comprendere i sintomi, fornire diagnosi di base e offrire indicazioni su come cercare le cure mediche appropriate.»

Come molti di questi GPT specializzati non è possibile validare come esperto il creatore.

Ma veniamo all’esempio, ecco la richiesta che ho formulato copiando un caso da un manuale medico:

>Puoi fare una analisi medica ed individuare possibili cause e trattamenti per questo caso? uomo di 50 anni in sovrappeso, presenta alcuni sintomi che nell’ultimo periodo sono peggiorati: si sente stanco, ha facile affaticabilità, riferisce di avere spesso “fame d’aria” (dispnea)<

Sotto potete leggere la risposta fornita dal GPT «Medical Diagnosis Assistant» in pochi secondi. Come si vede vengono analizzate le possibili cause, proposti degli esami e poi indicati dei trattamenti.

La prima questione rilevante mi sembra essere la seguente: sono informazioni corrette sotto il profilo medico? Cosa ne potrebbe fare un paziente senza consultare un medico?

In seconda battuta viene da chiedersi quale rapporto si potrebbe instaurare tra un paziente che usa questi strumenti ed un medico durante la fase di cura.

E da ultimo è lecito domandarsi: ma in futuro i medici si baseranno sui risultati di Intelligenza Artificiale per le loro valutazioni? Facendo magari analizzare da Intelligenza Artificiale risultati di

esami diagnostici complessi (TAC, PET, analisi del sangue ecc.).

Tutte domande, a mio giudizio, inquietanti quanto attuali. Ricordando che questo esempio non richiede particolari conoscenze informatiche ma solo un abbonamento a ChatGPT e che siamo solo all’inizio di una nuova era.

Domande alle quali non saprei dare risposte ma che se fossi un medico mi affretterei ad affrontare, magari con con l’aiuto di qualche esperto di AI e, perché no, con quello dell’Ordine dei Medici.

Da paziente invece starei molto attento… a scegliere il mio medico.

Disclaimer: esempio fatto a solo scopo dimostrativo. Si consiglia di consultare sempre un medico in caso di patologie. Non ho volutamente chiesto di inserire rimedi naturali, cosa possibile, per non pubblicare i risultati.

————————— RISPOSTA FORNITA DAL GPT SPECIALIZZATO ———————–

Analisi Clinica

Anamnesi:

Paziente: Uomo, 50 anni, sovrappeso.

Sintomi:

Stanchezza persistente.

Facile affaticabilità.

Dispnea (“fame d’aria”), riferita come sintomo predominante e in peggioramento.

I sintomi di stanchezza e affaticabilità sono aspecifici, ma la dispnea rappresenta un segno clinico più indicativo e merita un’analisi approfondita.

Possibili Cause

1. Condizioni cardiovascolari:

Insufficienza cardiaca congestizia: Il sovrappeso è un fattore di rischio per ipertensione e malattie coronariche, che possono evolvere in insufficienza cardiaca. La dispnea può essere causata dall’accumulo di liquidi nei polmoni (congestione).

Cardiopatia ischemica: La “fame d’aria” potrebbe essere associata a ischemia miocardica, specialmente durante gli sforzi.

Ipertensione arteriosa non controllata: Può contribuire a uno scompenso cardiaco o sovraccarico polmonare.

2. Condizioni respiratorie:

Apnea ostruttiva del sonno (OSA): Frequente negli uomini sovrappeso, può causare stanchezza diurna, ipossiemia intermittente e peggioramento della dispnea.

Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): Se il paziente è o è stato fumatore, la dispnea potrebbe essere legata a ostruzione cronica delle vie aeree.

3. Disordini metabolici:

Diabete mellito non controllato: Può causare stanchezza cronica e aumentare il

rischio di condizioni cardiovascolari.

Sindrome metabolica: Il sovrappeso associato a dislipidemia e ipertensione aumenta il rischio di malattie croniche.

4. Anemia:

Una riduzione della capacità del sangue di trasportare ossigeno può manifestarsi con stanchezza e dispnea.

5. Disfunzioni tiroidee:

Ipotiroidismo: Può spiegare la stanchezza, la facile affaticabilità e una possibile ritenzione idrica che peggiora la dispnea.

6. Ansia o stress cronico:

Possono contribuire alla sensazione di “fame d’aria” o stanchezza, soprattutto in assenza di alterazioni organiche rilevanti.

Esami Diagnostici Consigliati

1. Valutazione cardiovascolare:

ECG (elettrocardiogramma).

Ecocardiogramma per valutare la funzione cardiaca e l’eventuale congestione.

Test da sforzo per rilevare ischemia.

2. Esami respiratori:

Spirometria per escludere BPCO o asma.

Pulsossimetria e, se indicato, una polisonnografia per diagnosi di apnea ostruttiva del sonno.

3. Esami di laboratorio:

Emocromo completo (per verificare anemia).

Funzione tiroidea (TSH, FT3, FT4).

Glicemia a digiuno e HbA1c (screening per diabete).

Funzionalità renale ed epatica.

4. Imaging:

Radiografia del torace per escludere patologie polmonari o cardiomegalia.

Trattamenti e Gestione

1. In base alla causa identificata:

Insufficienza cardiaca o cardiopatia ischemica:

Riduzione del sovraccarico idrico con diuretici (es. furosemide).

Terapia per insufficienza cardiaca (ACE-inibitori, beta-bloccanti, o altri farmaci).

Controllo della pressione arteriosa.

Apnea ostruttiva del sonno:

Perdita di peso.

Uso di CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) durante la notte.

Anemia:

Supplementazione di ferro, vitamina B12 o acido folico, se carenti.

Investigazione per cause sottostanti, come sanguinamenti occulti.

Ipotiroidismo:

Trattamento con levotiroxina.

Diabete o sindrome metabolica:

Dieta ipocalorica bilanciata e attività fisica regolare.

Farmaci ipoglicemizzanti, se necessario.

2. Gestione sintomatica:

Educazione del paziente per riconoscere i segnali di allarme (es. peggioramento della dispnea).

Terapia del dolore o dell’ansia, se presenti.

3. Stile di vita:

Riduzione del peso corporeo con un programma dietetico personalizzato.

Interventi per migliorare la tolleranza all’attività fisica.

Sospensione del fumo e riduzione dell’alcol, se rilevanti.

Prognosi

La prognosi dipenderà dalla causa sottostante. Interventi precoci per ridurre i fattori di rischio (come l’obesità) e trattare le condizioni associate (es. insufficienza cardiaca, apnea del sonno) possono migliorare significativamente i sintomi e la qualità di vita del paziente.

Per chi fosse interessato ad approfondire i temi connessi all’AI suggeriamo di seguire l’area del sito ated dedicata al Festival dell’AI Ticino e Regione Insubrica, che si tiene il 13 febbraio 2025 dalle 16:30 alle 21:30, presso il Palazzo dei Congressi Lugano e il 15 febbraio a Varese