L’intelligenza artificiale: perché è una priorità per le aziende

Dec 18, 2025 | Festival AI 2025

Gli anziani a tavola con l’intelligenza artificiale

Anziani che non desiderano rimanere esclusi dalle ultime innovazioni, provando ad approcciarsi, portando anche eventuali difficoltà e dubbi, all’intelligenza artificiale, con curiosità e la voglia di comprendere se e come potrà avere un ruolo nella loro vita: un recente evento tenutosi a Tenero per la terza età mostra come con l’AI possano entrare in contatto tutti. Che cosa muove, però, delle persone ormai in là con gli anni a prendere parte a una mattinata dedicata all’innovazione, soprattutto se sono fuori dal mondo lavorativo? E come si può leggere questo caso?

Generazioni che hanno già attraversato la rivoluzione digitale

Solitamente si pensa agli anziani come a persone poco avvezze alla tecnologia, soprattutto se essa è arrivata quando ormai avevano già integrato i loro metodi per lavorare e svolgere le loro attività e le novità rischiavano di scombinarli. Sono generazioni che probabilmente hanno vissuto la paura di essere sostituite da macchine e pc per rendersi conto spesso che innovazione e fattore umano, per un vero successo, vanno di pari passo. Spesso chi appartiene a fasce d’età meno giovani impiega più tempo a utilizzare correntemente le nuove tecnologie, che siano di uso lavorativo oppure personale. Meno abituati dei giovani a novità e sviluppi continui, che ora con l’AI hanno conosciuto una rapidità mai vista prima che richiede una formazione costante, si sono trovati più sovente a temere di non essere in grado di apprendere. Ritengono di essere meno avvezzi all’uso delle tecnologie rispetto ai giovani, che sono ritenuti altamente alfabetizzati tecnologicamente perché nativi digitali: in realtà l’essere nati in un’epoca fortemente tecnologica ed essere stati esposti in maniera attiva e passiva alle innovazioni non porta necessariamente a una reale conoscenza ed è un fattore spesso sottovalutato. Semmai i più giovani si approcciano agli studi in un periodo storico in cui le continue innovazioni portano a un’abitudine a dover imparare a utilizzare programmi, strumenti e funzionalità sempre nuovi, con una frequenza maggiore rispetto a quanto avveniva durante il percorso formativo delle generazioni precedenti. Ma in realtà molti anziani di oggi sono passati attraverso l’informatizzazione e i primi processi della digitalizzazione, probabilmente adattandosi più di quanto ritengano di aver fatto, ma continuando a non vedersi capaci.

Cosa può fare l’AI per gli anziani

Quando si parla di anziani fuori dal mondo del lavoro, l’uso della tecnologia arriva spesso per rimanere in contatto con i propri familiari e anche durante l’evento sull’intelligenza artificiale è stato rimarcato come l’interesse sia maggiore tra coloro che vengono stimolati sul tema da figli o nipoti in giovane età. L’AI può essere utile agli anziani? Per utilizzarla è indispensabile un minimo di conoscenza tecnologica, però il paradosso dei chatbot conversazionali generativi è che potrebbero essere di utilizzo più immediato. Quando si parla di intelligenza artificiale non si possono ignorare la complessità degli algoritmi che la muovono, i lunghi e operosi processi di elaborazione dei dati e apprendimento di pattern, oltre alle implicazioni geopolitiche di vasta portata legate alla proprietà dei dati e dei server e alle materie prime. Nonostante tutto ciò, tecnologie quali ChatGPT o Claude, ad esempio, potrebbero essere d’aiuto alla terza età rispondendo direttamente a domande e dubbi, facendo da tutorial per l’uso di altre tecnologie, anche mediante i comandi vocali, riducendo la difficoltà di approccio con smartphone o tastiere.

Il messaggio degli anziani sulla formazione

Al di là dei possibili utilizzi, che chiedono sempre prudenza, poiché una minore familiarità con alcuni strumenti digitali può aumentare la vulnerabilità di fronte a determinate cybertruffe, l’evento e l’interesse di queste persone mostrano una realtà che dovrebbe essere chiara a tutti: nessuno dovrebbe ormai considerare l’AI un fenomeno che non lo riguarda, anche se magari pensa di non avere le necessarie conoscenze o ne ha paura. Come Ated siamo fortemente convinti che sia fondamentale una formazione trasversale, poiché saranno sempre meno gli ambiti e le professioni che potranno considerarsi estranei alla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale. L’unico modo per rimanere competitivi nel mercato, sia per le aziende sia per i singoli lavoratori, è quello di aggiornarsi e di recepirla nei propri processi e soprattutto nel proprio modo di pensare. Anche chi è legato a una mentalità che guarda con sospetto l’evoluzione non può combattere una battaglia contro l’AI, ma è chiamato ad approcciarsi con curiosità per comprendere come possa farne il motore della sua crescita.

Che formazione serve per restare nel mercato del lavoro

I dati sulla digitalizzazione in Svizzera sottolineano come le giovani generazioni abbiano di solito una maggiore competenza nell’uso delle tecnologie, anche se in generale la stessa non è da ritenersi soddisfacente. L’intelligenza artificiale deve però riguardare tutti: modificherà il mercato del lavoro e le competenze richieste e chi non vorrà provvedere alla propria formazione costante, comprendendo di aver bisogno di aggiornarsi su tecnologie in continuo sviluppo, rischia di autoescludersi da alcune opportunità professionali. Serve acquisire le competenze tecniche e al contempo uno sguardo critico sui possibili rischi e sui bias cognitivi legati all’intelligenza artificiale.

Gli APF: opportunità anche per i meno giovani

Per questo come Ated ci rivolgiamo a varie fasce della popolazione e puntiamo a introdurre all’AI già i più giovani, come avvenuto durante l’estate col corso intensivo. Per lo stesso motivo incoraggiamo le aziende a pensare alla formazione di tutti i loro collaboratori, poiché sempre meno professionisti potranno prescindere dalla conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale, che dovranno essere resi sempre più personalizzati e adattati a ogni realtà. I nostri APF sono corsi a cui può accedere anche chi non ha titoli di studio universitari ma ha concluso un apprendistato: sono l’occasione per chi crede di non conoscere l’AI ma desidera colmare la lacuna, acquisendo nozioni importanti e competenze sempre più richieste dal mondo del lavoro, in ambito di progettazione, gestione e creazione di infrastrutture AI specifiche (Digital Collaboration Specialist e Business AI Specialist, da frequentare anche in combo), in sicurezza (Cyber Security Specialist) e nella creazione di contenuti (Multimedia Content Creator). Vengono frequentati durante lo svolgimento della carriera e rappresentano un’interessante opportunità di aggiornamento per permettere anche a chi ha una certa età di acquisire competenze che lo manterranno competitivo sul mercato se dovesse desiderare o necessitare di un cambio professionale.

Per noi di Ated la formazione riguardo alla tecnologia in generale e all’AI deve essere trasversale, rivolta a tutti. Gli anziani che hanno provato ad approcciarsi con l’intelligenza artificiale, mettendosi in gioco in un mondo che potevano percepire come distante dal proprio, hanno dato prova dell’apertura e della curiosità che potrebbero fare la differenza per tutti. Chiedersi come poter utilizzare le innovazioni piuttosto che vederle come distanti dal proprio modo di essere e di vedere il mondo sarà sempre più una chiave vincente, per un’innovazione a favore dell’uomo e non contro.

Prossimi eventi Ated

23 ottobre: Un giorno nel cuore della tecnologia: Zurigo e Google

27 ottobre: ATED Tech Espresso Mendrisio

19 novembre: Festival AI Ticino e Regione Insubrica

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (AI) si è affermata come uno degli strumenti più importanti per le aziende che desiderano non solo sopravvivere, ma prosperare in un contesto economico globale sempre più competitivo. Da tecnologia percepita inizialmente come avveniristica e riservata a pochi grandi player, l’AI è oggi uno strumento accessibile e necessario che sta ridefinendo la maniera in cui le aziende interagiscono con i propri clienti, ottimizzano i processi e pianificano il futuro.

L’AI non rappresenta più solamente un’opportunità da esplorare, bensì una priorità strategica per chi vuole mantenere il proprio vantaggio competitivo in un mercato in rapida evoluzione. Ma perché le aziende dovrebbero considerare l’intelligenza artificiale una priorità assoluta? Quali sono i benefici immediati della sua adozione e come si traducono in vantaggi concreti? Analizziamo questi aspetti per comprendere il valore pratico dell’AI per il mondo aziendale.

AI come leva strategica: anticipare il cambiamento

Nel contesto attuale, caratterizzato da una rapidissima trasformazione digitale, l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle strategie aziendali non è soltanto una scelta innovativa, ma anche una decisione strategica per evitare di rimanere indietro nella competizione globale. In un ecosistema di mercato sempre più orientato ai dati e all’automazione, l’AI si configura come uno strumento indispensabile per potenziare tre aree chiave:

  1. Decision-Making basato sui dati (Data-Driven): Una delle principali risorse aziendali oggi è costituita dai dati, ma trasformarli in informazioni utili ed orientare le decisioni in modo rapido ed efficace è una sfida. L’AI consente di analizzare una gran mole di dati in tempo reale, individuare tendenze, anticipare rischi e scoprire opportunità. Ad esempio, un’impresa del settore retail può utilizzare strumenti di machine learning per prevedere la domanda dei prodotti e gestire il magazzino in modo più efficiente, evitando accumuli o carenze di stock.
  2. Efficientamento dei processi interni: L’AI permette di automatizzare attività ripetitive e a basso valore aggiunto, consentendo così ai dipendenti di concentrarsi su operazioni più strategiche. Questo può coinvolgere settori come l’assistenza clienti, attraverso chatbot basati sull’intelligenza artificiale, o la gestione delle risorse umane, con software in grado di semplificare i processi di selezione del personale.
  3. Innovazione di prodotto e personalizzazione: Le aziende che adottano l’AI possono sviluppare prodotti e servizi più innovativi e su misura per i propri clienti. Basti pensare al settore bancario, dove l’AI è utilizzata per creare soluzioni finanziarie personalizzate in base al profilo del cliente, oppure al settore automobilistico, in cui sta trasformando l’esperienza di guida grazie al riconoscimento vocale e ai veicoli autonomi.

I vantaggi dell’adozione anticipata

Adottare l’intelligenza artificiale con lungimiranza, ovvero prima che diventi uno standard inevitabile, offre alle aziende un vantaggio competitivo significativo. Ecco i principali benefici derivanti dall’integrazione precoce dell’AI:

  1. Maggiore competitività sul mercato: Le aziende che integrano l’AI anticipatamente hanno la possibilità di posizionarsi come leader all’interno del loro settore. Questo significa non solo rispondere meglio alle esigenze di clienti sempre più sofisticati, ma anche dettare le regole del gioco nel mercato. Ad esempio, Airbnb utilizza algoritmi di AI per analizzare le preferenze dei viaggiatori e suggerire in anticipo le case più adatte alle loro esigenze, migliorando drasticamente l’esperienza utente e consolidando la propria posizione dominante.
  2. Riduzione dei costi operativi e miglioramento dell’efficienza: L’AI non richiede grandi infrastrutture fisiche, perché molte soluzioni sono offerte tramite software scalabili e accessibili nel cloud. Automatizzando task come il monitoraggio della qualità nei cicli produttivi o il servizio clienti, le aziende possono risparmiare risorse significative e dedicare maggiore attenzione all’innovazione. Per esempio, nel settore logistico, Amazon ha sfruttato i robot alimentati dall’AI per ottimizzare i tempi di consegna e abbattere i costi di gestione.
  3. Adattabilità al cambiamento: Chi adotta l’AI precocemente si dota di strumenti che gli permettono di reagire rapidamente alle trasformazioni del mercato – basti pensare all’importanza che hanno avuto gli algoritmi predittivi durante la pandemia di COVID-19, dove molte aziende che li avevano già implementati sono riuscite a riorganizzarsi meglio, identificando nuove opportunità o ripensando modelli di business consolidati.
  4. Attrazione di talenti e investimenti: Le aziende che lavorano con l’AI attraggono non solo clienti, ma anche talenti ed investimenti. Poter offrire un ambiente innovativo è un forte punto di attrazione per le figure professionali più specializzate, indispensabili per la crescita nel lungo termine. Inoltre, gli investitori sono sempre più orientati a finanziare realtà che dimostrano di saper usare tecnologie avanzate come l’AI per accrescere il proprio valore.

Esempi di successo nell’applicazione dell’AI

Uno degli aspetti più affascinanti dell’AI è il suo campo d’azione vastissimo, con applicazioni che spaziano dai settori tradizionali a quelli totalmente innovativi. Di seguito alcuni esempi concreti:

  • Settore sanitario: L’utilizzo dell’intelligenza artificiale permette diagnosi più accurate e rapide. Algoritmi di deep learning sono in grado di analizzare immagini mediche come radiografie e individuare anomalie con un livello di precisione superiore a quello umano.
  • Manifatturiero: Aziende come Siemens utilizzano l’AI per identificare anomalie nei sistemi produttivi prima che si verifichino guasti, migliorando la produttività e riducendo i costi di manutenzione.
  • Retail e e-commerce: I colossi del settore (come Zalando o Netflix) sfruttano algoritmi di raccomandazione avanzati per personalizzare l’esperienza dei clienti, fidelizzandoli attraverso consigli mirati e riducendo i tassi di abbandono.
  • Banche e finanza: Le banche stanno adottando tool di analisi predittiva per individuare le frodi e offrire prodotti finanziari in modo sempre più personalizzato.

Un futuro AI-oriented: Agire oggi per costruire il domani

Anticipare l’adozione dell’intelligenza artificiale significa guardare al domani, garantendo che la propria azienda non solo resti rilevante, ma anche proattiva nel plasmare il mercato. Tuttavia, l’AI non deve essere vista come una soluzione universale, ma come uno strumento che, se integrato strategicamente, può adattarsi alle esigenze specifiche di ciascuna realtà.

Le aziende che sapranno cogliere questa opportunità potranno non solo aumentare la loro efficienza, ma anche immaginare nuovi modelli di business, migliorare la soddisfazione del cliente e consolidare la propria posizione di leadership. Investire nell’AI oggi significa ridisegnare il proprio futuro e aprirsi a possibilità tanto entusiasmanti quanto pratiche. Perché, in fondo, il vero valore dell’AI non risiede nell’essere semplicemente “nuova”, ma nella sua capacità di generare benefici tangibili e trasformativi qui e ora.