Dati aziendali e AI: come proteggere la sicurezza e garantire la conformità normativa

Jan 13, 2025 | Uncategorized

Gli anziani a tavola con l’intelligenza artificiale

Anziani che non desiderano rimanere esclusi dalle ultime innovazioni, provando ad approcciarsi, portando anche eventuali difficoltà e dubbi, all’intelligenza artificiale, con curiosità e la voglia di comprendere se e come potrà avere un ruolo nella loro vita: un recente evento tenutosi a Tenero per la terza età mostra come con l’AI possano entrare in contatto tutti. Che cosa muove, però, delle persone ormai in là con gli anni a prendere parte a una mattinata dedicata all’innovazione, soprattutto se sono fuori dal mondo lavorativo? E come si può leggere questo caso?

Generazioni che hanno già attraversato la rivoluzione digitale

Solitamente si pensa agli anziani come a persone poco avvezze alla tecnologia, soprattutto se essa è arrivata quando ormai avevano già integrato i loro metodi per lavorare e svolgere le loro attività e le novità rischiavano di scombinarli. Sono generazioni che probabilmente hanno vissuto la paura di essere sostituite da macchine e pc per rendersi conto spesso che innovazione e fattore umano, per un vero successo, vanno di pari passo. Spesso chi appartiene a fasce d’età meno giovani impiega più tempo a utilizzare correntemente le nuove tecnologie, che siano di uso lavorativo oppure personale. Meno abituati dei giovani a novità e sviluppi continui, che ora con l’AI hanno conosciuto una rapidità mai vista prima che richiede una formazione costante, si sono trovati più sovente a temere di non essere in grado di apprendere. Ritengono di essere meno avvezzi all’uso delle tecnologie rispetto ai giovani, che sono ritenuti altamente alfabetizzati tecnologicamente perché nativi digitali: in realtà l’essere nati in un’epoca fortemente tecnologica ed essere stati esposti in maniera attiva e passiva alle innovazioni non porta necessariamente a una reale conoscenza ed è un fattore spesso sottovalutato. Semmai i più giovani si approcciano agli studi in un periodo storico in cui le continue innovazioni portano a un’abitudine a dover imparare a utilizzare programmi, strumenti e funzionalità sempre nuovi, con una frequenza maggiore rispetto a quanto avveniva durante il percorso formativo delle generazioni precedenti. Ma in realtà molti anziani di oggi sono passati attraverso l’informatizzazione e i primi processi della digitalizzazione, probabilmente adattandosi più di quanto ritengano di aver fatto, ma continuando a non vedersi capaci.

Cosa può fare l’AI per gli anziani

Quando si parla di anziani fuori dal mondo del lavoro, l’uso della tecnologia arriva spesso per rimanere in contatto con i propri familiari e anche durante l’evento sull’intelligenza artificiale è stato rimarcato come l’interesse sia maggiore tra coloro che vengono stimolati sul tema da figli o nipoti in giovane età. L’AI può essere utile agli anziani? Per utilizzarla è indispensabile un minimo di conoscenza tecnologica, però il paradosso dei chatbot conversazionali generativi è che potrebbero essere di utilizzo più immediato. Quando si parla di intelligenza artificiale non si possono ignorare la complessità degli algoritmi che la muovono, i lunghi e operosi processi di elaborazione dei dati e apprendimento di pattern, oltre alle implicazioni geopolitiche di vasta portata legate alla proprietà dei dati e dei server e alle materie prime. Nonostante tutto ciò, tecnologie quali ChatGPT o Claude, ad esempio, potrebbero essere d’aiuto alla terza età rispondendo direttamente a domande e dubbi, facendo da tutorial per l’uso di altre tecnologie, anche mediante i comandi vocali, riducendo la difficoltà di approccio con smartphone o tastiere.

Il messaggio degli anziani sulla formazione

Al di là dei possibili utilizzi, che chiedono sempre prudenza, poiché una minore familiarità con alcuni strumenti digitali può aumentare la vulnerabilità di fronte a determinate cybertruffe, l’evento e l’interesse di queste persone mostrano una realtà che dovrebbe essere chiara a tutti: nessuno dovrebbe ormai considerare l’AI un fenomeno che non lo riguarda, anche se magari pensa di non avere le necessarie conoscenze o ne ha paura. Come Ated siamo fortemente convinti che sia fondamentale una formazione trasversale, poiché saranno sempre meno gli ambiti e le professioni che potranno considerarsi estranei alla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale. L’unico modo per rimanere competitivi nel mercato, sia per le aziende sia per i singoli lavoratori, è quello di aggiornarsi e di recepirla nei propri processi e soprattutto nel proprio modo di pensare. Anche chi è legato a una mentalità che guarda con sospetto l’evoluzione non può combattere una battaglia contro l’AI, ma è chiamato ad approcciarsi con curiosità per comprendere come possa farne il motore della sua crescita.

Che formazione serve per restare nel mercato del lavoro

I dati sulla digitalizzazione in Svizzera sottolineano come le giovani generazioni abbiano di solito una maggiore competenza nell’uso delle tecnologie, anche se in generale la stessa non è da ritenersi soddisfacente. L’intelligenza artificiale deve però riguardare tutti: modificherà il mercato del lavoro e le competenze richieste e chi non vorrà provvedere alla propria formazione costante, comprendendo di aver bisogno di aggiornarsi su tecnologie in continuo sviluppo, rischia di autoescludersi da alcune opportunità professionali. Serve acquisire le competenze tecniche e al contempo uno sguardo critico sui possibili rischi e sui bias cognitivi legati all’intelligenza artificiale.

Gli APF: opportunità anche per i meno giovani

Per questo come Ated ci rivolgiamo a varie fasce della popolazione e puntiamo a introdurre all’AI già i più giovani, come avvenuto durante l’estate col corso intensivo. Per lo stesso motivo incoraggiamo le aziende a pensare alla formazione di tutti i loro collaboratori, poiché sempre meno professionisti potranno prescindere dalla conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale, che dovranno essere resi sempre più personalizzati e adattati a ogni realtà. I nostri APF sono corsi a cui può accedere anche chi non ha titoli di studio universitari ma ha concluso un apprendistato: sono l’occasione per chi crede di non conoscere l’AI ma desidera colmare la lacuna, acquisendo nozioni importanti e competenze sempre più richieste dal mondo del lavoro, in ambito di progettazione, gestione e creazione di infrastrutture AI specifiche (Digital Collaboration Specialist e Business AI Specialist, da frequentare anche in combo), in sicurezza (Cyber Security Specialist) e nella creazione di contenuti (Multimedia Content Creator). Vengono frequentati durante lo svolgimento della carriera e rappresentano un’interessante opportunità di aggiornamento per permettere anche a chi ha una certa età di acquisire competenze che lo manterranno competitivo sul mercato se dovesse desiderare o necessitare di un cambio professionale.

Per noi di Ated la formazione riguardo alla tecnologia in generale e all’AI deve essere trasversale, rivolta a tutti. Gli anziani che hanno provato ad approcciarsi con l’intelligenza artificiale, mettendosi in gioco in un mondo che potevano percepire come distante dal proprio, hanno dato prova dell’apertura e della curiosità che potrebbero fare la differenza per tutti. Chiedersi come poter utilizzare le innovazioni piuttosto che vederle come distanti dal proprio modo di essere e di vedere il mondo sarà sempre più una chiave vincente, per un’innovazione a favore dell’uomo e non contro.

Prossimi eventi Ated

23 ottobre: Un giorno nel cuore della tecnologia: Zurigo e Google

27 ottobre: ATED Tech Espresso Mendrisio

19 novembre: Festival AI Ticino e Regione Insubrica

In un’era in cui i dati aziendali rappresentano il patrimonio più prezioso di qualsiasi impresa, proteggerli e gestirli in modo responsabile non è mai stato così cruciale. Molte aziende, infatti, si trovano a confrontarsi con tre sfide principali: l’aumento esponenziale dei dati prodotti, la necessità di garantirne la sicurezza, e il rispetto delle normative in ambito di protezione dei dati personali, come il GDPR (General Data Protection Regulation), che rappresenta il regolamento cardine dell’Unione Europea per la privacy.

L’intelligenza artificiale (AI) si presenta come un alleato insostituibile per risolvere queste sfide. Grazie alle sue capacità di analisi avanzata, monitoraggio proattivo e automazione, l’AI consente alle aziende di proteggere meglio il proprio patrimonio informativo, prevenire potenziali violazioni e garantire la conformità alle normative vigenti. Questo articolo esplorerà come l’AI possa aiutare a tutelare la sicurezza dei dati e assicurarne la corretta gestione, minimizzando rischi e salvaguardando la reputazione aziendale.

Proteggere i dati aziendali con l’AI: le principali applicazioni

La protezione dei dati aziendali è oggi un imperativo per le imprese, soprattutto in un contesto in cui le minacce informatiche (come ransomware, phishing e violazioni dei dati) diventano sempre più sofisticate. L’AI offre strumenti avanzati che consentono di monitorare, rilevare e affrontare i rischi in modo proattivo.

  1. Identificazione delle minacce in tempo reale:
    • Uno dei punti di forza dell’AI è la capacità di analizzare grandi quantità di dati per individuare anomalie che potrebbero indicare attività sospette o tentativi di attacco. Strumenti AI-driven monitorano i sistemi aziendali in tempo reale, apprendendo i modelli di traffico normale per identificare immediatamente potenziali minacce.
    • Ad esempio, l’AI può rilevare accessi inconsueti all’infrastruttura IT da indirizzi IP sconosciuti e bloccare automaticamente l’attacco prima che si verifichi una violazione.
  2. Protezione contro il ransomware e il phishing:
    • Le e-mail fraudolente e i ransomware sono tra le minacce più comuni per le aziende. L’AI utilizza tecniche di machine learning per analizzare il contenuto delle email, identificando schemi malevoli e prevenendo che i dipendenti cadano nel tranello.
    • In pratica, l’AI può bloccare email sospette apparentemente inviate da fornitori o partner, proteggendo i dati sensibili dell’azienda.
  3. Crittografia e protezione automatica dei dati:
    • Con l’AI, le aziende possono implementare crittografia avanzata per proteggere i dati più sensibili. Inoltre, algoritmi basati su machine learning possono classificare automaticamente i dati in base alla loro sensibilità (ad esempio, dati personali vs. dati operativi) e implementare misure di protezione adeguate.

Assicurare la conformità con il GDPR tramite l’AI

Il GDPR, entrato in vigore nel 2018, ha imposto precisi obblighi alle aziende in materia di trattamento e protezione dei dati personali. La mancata conformità, oltre a sanzioni economiche significative, può comportare danni reputazionali irreparabili per un’azienda. Qui entra in gioco l’AI, che semplifica la gestione dei processi legati alla conformità normativa.

  1. Gestione automatizzata del consenso:
    • Una delle disposizioni fondamentali del GDPR riguarda il consenso esplicito dell’utente per il trattamento dei suoi dati. Attraverso l’AI, le aziende possono automatizzare la raccolta, l’archiviazione e la gestione del consenso, garantendo che ogni dato personale sia trattato secondo le preferenze del consumatore.
    • Ad esempio, piattaforme marketing basate su AI possono regolare automaticamente i processi di raccolta dei consensi e notificare in caso di scadenza o revoca.
  2. Rilevamento e gestione delle violazioni:
    • Un requisito chiave del GDPR è la segnalazione di eventuali violazioni dei dati entro 72 ore. L’AI può accelerare questo processo, rilevando anomalie nei flussi di dati e compilando report dettagliati che evidenziano i dati compromessi e le azioni intraprese. Esistono strumenti in grado di generare documentazione conforme alle richieste regolamentari.
  3. Cancellazione e anonimizzazione dei dati:
    • Il GDPR introduce il diritto alla cancellazione (“diritto all’oblio”) e limita il trattamento dei dati personali non essenziali. L’intelligenza artificiale può automatizzare questi processi, individuando rapidamente i set di dati soggetti a cancellazione su richiesta dell’utente e anonimizzando quelli non necessari, così da garantire la piena conformità normativa.
  4. Audit e monitoraggio continuo:
    • L’AI può generare audit automatici sui flussi di dati e sulle politiche di trattamento adottate dall’azienda, identificando eventuali lacune o violazioni. Questo riduce l’onere per i team legali e IT, offrendo un controllo continuo e altamente preciso.

Un caso pratico: come l’AI ha ridotto i rischi di una violazione GDPR

Un esempio concreto di questo approccio è quello di una multinazionale del settore retail, che gestisce milioni di dati sensibili dei clienti. Prima di implementare sistemi AI-driven, l’azienda aveva subito una violazione che ha comportato una sanzione significativa da parte delle autorità di regolamentazione.

Dopo aver integrato una piattaforma AI, l’azienda è stata in grado di:

  • Automatizzare la classificazione e crittografia dei dati, riducendo del 40% i rischi di esposizione accidentale.
  • Implementare un sistema di monitoraggio in tempo reale che ha prevenuto un ulteriore tentativo di violazione, bloccando un attacco ransomware prima che potesse propagarsi.
  • Garantire che tutte le richieste di utenti per la cancellazione dei propri dati fossero elaborate entro i termini stabiliti dal GDPR, migliorando così la fiducia dei clienti.

Risultato: nessuna violazione negli ultimi due anni e un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro in potenziali sanzioni.

Come iniziare: strategie per integrare AI e sicurezza dei dati

Per proteggere il patrimonio informativo e garantire la conformità normativa, le aziende devono adottare una strategia basata su tre pilastri principali:

  1. Investire in soluzioni AI affidabili:
    • Scegliere strumenti progettati per la sicurezza informatica e la gestione dei dati, per affrontare le principali minacce.
  2. Formare il personale:
    • La tecnologia è efficace solo quando combinata con una cultura aziendale orientata alla sicurezza. È essenziale educare i dipendenti sui rischi e sulle best practice relative all’uso dei dati.
  3. Monitorare e aggiornare continuamente le politiche di conformità:
    • Utilizzare l’AI per effettuare controlli regolari e garantire che le politiche aziendali siano sempre in linea con le normative vigenti.

Guardando al futuro: AI e sicurezza dei dati come priorità per le aziende

Man mano che la quantità di dati cresce e le normative si evolvono, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per proteggere le informazioni aziendali e garantire la conformità normativa non sarà più un lusso, ma una necessità. Investire in questi strumenti oggi significa non solo ridurre al minimo i rischi, ma anche costruire un rapporto di fiducia duraturo con clienti e partner.

Con l’AI, le aziende possono finalmente affrontare una delle sfide più complesse dell’era digitale: proteggere il proprio patrimonio informativo in modo sicuro, responsabile e conforme alle regole.