Babbo Natale 2024: l’intelligenza artificiale dà voce e vita alla magia del Natale
Dec 25, 2024 | Festival AI 2025
Gli anziani a tavola con l’intelligenza artificiale
Anziani che non desiderano rimanere esclusi dalle ultime innovazioni, provando ad approcciarsi, portando anche eventuali difficoltà e dubbi, all’intelligenza artificiale, con curiosità e la voglia di comprendere se e come potrà avere un ruolo nella loro vita: un recente evento tenutosi a Tenero per la terza età mostra come con l’AI possano entrare in contatto tutti. Che cosa muove, però, delle persone ormai in là con gli anni a prendere parte a una mattinata dedicata all’innovazione, soprattutto se sono fuori dal mondo lavorativo? E come si può leggere questo caso?
Generazioni che hanno già attraversato la rivoluzione digitale
Solitamente si pensa agli anziani come a persone poco avvezze alla tecnologia, soprattutto se essa è arrivata quando ormai avevano già integrato i loro metodi per lavorare e svolgere le loro attività e le novità rischiavano di scombinarli. Sono generazioni che probabilmente hanno vissuto la paura di essere sostituite da macchine e pc per rendersi conto spesso che innovazione e fattore umano, per un vero successo, vanno di pari passo. Spesso chi appartiene a fasce d’età meno giovani impiega più tempo a utilizzare correntemente le nuove tecnologie, che siano di uso lavorativo oppure personale. Meno abituati dei giovani a novità e sviluppi continui, che ora con l’AI hanno conosciuto una rapidità mai vista prima che richiede una formazione costante, si sono trovati più sovente a temere di non essere in grado di apprendere. Ritengono di essere meno avvezzi all’uso delle tecnologie rispetto ai giovani, che sono ritenuti altamente alfabetizzati tecnologicamente perché nativi digitali: in realtà l’essere nati in un’epoca fortemente tecnologica ed essere stati esposti in maniera attiva e passiva alle innovazioni non porta necessariamente a una reale conoscenza ed è un fattore spesso sottovalutato. Semmai i più giovani si approcciano agli studi in un periodo storico in cui le continue innovazioni portano a un’abitudine a dover imparare a utilizzare programmi, strumenti e funzionalità sempre nuovi, con una frequenza maggiore rispetto a quanto avveniva durante il percorso formativo delle generazioni precedenti. Ma in realtà molti anziani di oggi sono passati attraverso l’informatizzazione e i primi processi della digitalizzazione, probabilmente adattandosi più di quanto ritengano di aver fatto, ma continuando a non vedersi capaci.
Cosa può fare l’AI per gli anziani
Quando si parla di anziani fuori dal mondo del lavoro, l’uso della tecnologia arriva spesso per rimanere in contatto con i propri familiari e anche durante l’evento sull’intelligenza artificiale è stato rimarcato come l’interesse sia maggiore tra coloro che vengono stimolati sul tema da figli o nipoti in giovane età. L’AI può essere utile agli anziani? Per utilizzarla è indispensabile un minimo di conoscenza tecnologica, però il paradosso dei chatbot conversazionali generativi è che potrebbero essere di utilizzo più immediato. Quando si parla di intelligenza artificiale non si possono ignorare la complessità degli algoritmi che la muovono, i lunghi e operosi processi di elaborazione dei dati e apprendimento di pattern, oltre alle implicazioni geopolitiche di vasta portata legate alla proprietà dei dati e dei server e alle materie prime. Nonostante tutto ciò, tecnologie quali ChatGPT o Claude, ad esempio, potrebbero essere d’aiuto alla terza età rispondendo direttamente a domande e dubbi, facendo da tutorial per l’uso di altre tecnologie, anche mediante i comandi vocali, riducendo la difficoltà di approccio con smartphone o tastiere.
Al di là dei possibili utilizzi, che chiedono sempre prudenza, poiché una minore familiarità con alcuni strumenti digitali può aumentare la vulnerabilità di fronte a determinate cybertruffe, l’evento e l’interesse di queste persone mostrano una realtà che dovrebbe essere chiara a tutti: nessuno dovrebbe ormai considerare l’AI un fenomeno che non lo riguarda, anche se magari pensa di non avere le necessarie conoscenze o ne ha paura. Come Ated siamo fortemente convinti che sia fondamentale una formazione trasversale, poiché saranno sempre meno gli ambiti e le professioni che potranno considerarsi estranei alla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale. L’unico modo per rimanere competitivi nel mercato, sia per le aziende sia per i singoli lavoratori, è quello di aggiornarsi e di recepirla nei propri processi e soprattutto nel proprio modo di pensare. Anche chi è legato a una mentalità che guarda con sospetto l’evoluzione non può combattere una battaglia contro l’AI, ma è chiamato ad approcciarsi con curiosità per comprendere come possa farne il motore della sua crescita.
I dati sulla digitalizzazione in Svizzera sottolineano come le giovani generazioni abbiano di solito una maggiore competenza nell’uso delle tecnologie, anche se in generale la stessa non è da ritenersi soddisfacente. L’intelligenza artificiale deve però riguardare tutti: modificherà il mercato del lavoro e le competenze richieste e chi non vorrà provvedere alla propria formazione costante, comprendendo di aver bisogno di aggiornarsi su tecnologie in continuo sviluppo, rischia di autoescludersi da alcune opportunità professionali. Serve acquisire le competenze tecniche e al contempo uno sguardo critico sui possibili rischi e sui bias cognitivi legati all’intelligenza artificiale.
Gli APF: opportunità anche per i meno giovani
Per questo come Ated ci rivolgiamo a varie fasce della popolazione e puntiamo a introdurre all’AI già i più giovani, come avvenuto durante l’estate col corso intensivo. Per lo stesso motivo incoraggiamo le aziende a pensare alla formazione di tutti i loro collaboratori, poiché sempre meno professionisti potranno prescindere dalla conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale, che dovranno essere resi sempre più personalizzati e adattati a ogni realtà. I nostri APF sono corsi a cui può accedere anche chi non ha titoli di studio universitari ma ha concluso un apprendistato: sono l’occasione per chi crede di non conoscere l’AI ma desidera colmare la lacuna, acquisendo nozioni importanti e competenze sempre più richieste dal mondo del lavoro, in ambito di progettazione, gestione e creazione di infrastrutture AI specifiche (Digital Collaboration Specialist e Business AI Specialist, da frequentare anche in combo), in sicurezza (Cyber Security Specialist) e nella creazione di contenuti (Multimedia Content Creator). Vengono frequentati durante lo svolgimento della carriera e rappresentano un’interessante opportunità di aggiornamento per permettere anche a chi ha una certa età di acquisire competenze che lo manterranno competitivo sul mercato se dovesse desiderare o necessitare di un cambio professionale.
Per noi di Ated la formazione riguardo alla tecnologia in generale e all’AI deve essere trasversale, rivolta a tutti. Gli anziani che hanno provato ad approcciarsi con l’intelligenza artificiale, mettendosi in gioco in un mondo che potevano percepire come distante dal proprio, hanno dato prova dell’apertura e della curiosità che potrebbero fare la differenza per tutti. Chiedersi come poter utilizzare le innovazioni piuttosto che vederle come distanti dal proprio modo di essere e di vedere il mondo sarà sempre più una chiave vincente, per un’innovazione a favore dell’uomo e non contro.
Prossimi eventi Ated
23 ottobre: Un giorno nel cuore della tecnologia: Zurigo e Google
27 ottobre: ATED Tech Espresso Mendrisio
19 novembre: Festival AI Ticino e Regione Insubrica
Esiste davvero Babbo Natale? Per molti è un simbolo delle festività, per altri una figura leggendaria che alimenta sogni e speranze. Ma nell’era dell’intelligenza artificiale, Babbo Natale può finalmente prendere vita: non solo interagendo virtualmente, ma anche parlando con la tipica voce calda e paterna che lo contraddistingue. Grazie a strumenti innovativi come Character.ai, generatori vocali avanzati e le nuove funzionalità vocali di ChatGPT, l’esperienza natalizia si arricchisce di nuove dimensioni.
Chatbot e Babbo Natale: tra conversazioni e creatività
Quattro dei chatbot più famosi al mondo – ChatGPT, Gemini, Claude e Grok – si sono cimentati con la domanda fatidica: Babbo Natale esiste?
Le risposte mostrano sensibilità diverse, riflettendo le impostazioni dei loro sviluppatori. ChatGPT e Gemini si concentrano sull’aspetto simbolico e sull’immaginazione, mentre Claude e Grok offrono risposte più pragmatiche, ancorate alla realtà.
Ecco cosa hanno detto:
- ChatGPT: “Esiste come simbolo di gioia e generosità nel cuore di chi crede nella magia del Natale.”
- Gemini: “La vera domanda è: tu ci credi?”
- Claude: “Babbo Natale non esiste, è una tradizione culturale basata su figure storiche come San Nicola.”
- Grok: “Parliamo di un personaggio leggendario che non esiste.”
Queste risposte non solo riflettono la programmazione dei chatbot, ma anche il loro ruolo nel mantenere viva la magia delle festività.
La novità di ChatGPT: Babbo Natale con la voce
OpenAI ha introdotto una funzione vocale in ChatGPT che rende possibile conversare con Babbo Natale in modo ancora più immersivo. Attivabile tramite un’icona a forma di fiocco di neve, questa modalità permette agli utenti di chiedere curiosità sul Polo Nord, ascoltare storie natalizie o ricevere messaggi personalizzati.
Le conversazioni sono temporanee e non vengono salvate, garantendo un’esperienza sicura e riservata. Questa funzione rappresenta un passo avanti nell’offrire interazioni vocali realistiche, trasformando Babbo Natale in un compagno virtuale per le festività.
Dare vita a Babbo Natale con Character.ai
Character.ai consente di creare un Babbo Natale personalizzato, completo di personalità e stile di conversazione. Gli utenti possono configurare ogni dettaglio, dalla descrizione del personaggio alla voce, rendendolo capace di interagire in modo credibile e coinvolgente. È possibile definire un Babbo Natale tradizionale, con il tono caldo e rassicurante, o uno più moderno e divertente, magari con un tocco di ironia.
Un esempio? Abbiamo chiesto a un Babbo Natale creato sulla piattaforma: “Come consegni i regali se non ho un camino?” La sua risposta: “Non ti preoccupare, sono così magico che riesco a infilarmi ovunque!”.
La voce di Babbo Natale: magia sonora con l’IA
A completare l’esperienza ci sono i generatori vocali basati su intelligenza artificiale. Piattaforme come Voicemod, Clona Voce AI e Vidnoz permettono di creare la tipica voce di Babbo Natale, aggiungendo realismo alle interazioni. Questi strumenti trasformano testo in audio o modificano la voce reale, ricreando il celebre “Ho Ho Ho” con incredibile autenticità.
Ecco alcune opzioni:
- Clona Voce AI: Consente di registrare un campione vocale e trasformarlo in una voce simile a quella di Babbo Natale, ideale per messaggi personalizzati.
- Voicemod: Un’app versatile per modificare la voce in tempo reale, perfetta per video natalizi o chiamate con i bambini.
- Vidnoz: Offre strumenti di sintesi vocale che permettono di creare clip audio convincenti, utili per biglietti d’auguri animati.
Queste applicazioni non solo arricchiscono l’esperienza festiva, ma offrono anche nuove possibilità per campagne promozionali o eventi natalizi.
L’intelligenza artificiale: ponte tra tradizione e innovazione
Con l’IA, il Natale entra in una nuova era. La capacità di ricreare Babbo Natale in modo virtuale, con una voce credibile e personalizzata, non è solo un esempio di progresso tecnologico, ma anche un modo per preservare e rinnovare le tradizioni.
Immaginate una serata in famiglia in cui i bambini possono parlare con un Babbo Natale che risponde alle loro domande, o video natalizi in cui Santa invia messaggi personalizzati a ciascun membro della famiglia. Non si tratta solo di divertimento: queste esperienze dimostrano come la tecnologia possa rafforzare i legami umani, offrendo nuovi strumenti per condividere la magia delle feste.
Nell’era dell’intelligenza artificiale, Babbo Natale non è più solo un mito o una leggenda: è una figura viva, con una voce e una personalità, pronta a rendere ogni Natale unico e indimenticabile.