AI nelle aziende: soluzioni per migliorare produttività ed efficienza aziendale

Dec 20, 2025 | Festival AI 2025

Gli anziani a tavola con l’intelligenza artificiale

Anziani che non desiderano rimanere esclusi dalle ultime innovazioni, provando ad approcciarsi, portando anche eventuali difficoltà e dubbi, all’intelligenza artificiale, con curiosità e la voglia di comprendere se e come potrà avere un ruolo nella loro vita: un recente evento tenutosi a Tenero per la terza età mostra come con l’AI possano entrare in contatto tutti. Che cosa muove, però, delle persone ormai in là con gli anni a prendere parte a una mattinata dedicata all’innovazione, soprattutto se sono fuori dal mondo lavorativo? E come si può leggere questo caso?

Generazioni che hanno già attraversato la rivoluzione digitale

Solitamente si pensa agli anziani come a persone poco avvezze alla tecnologia, soprattutto se essa è arrivata quando ormai avevano già integrato i loro metodi per lavorare e svolgere le loro attività e le novità rischiavano di scombinarli. Sono generazioni che probabilmente hanno vissuto la paura di essere sostituite da macchine e pc per rendersi conto spesso che innovazione e fattore umano, per un vero successo, vanno di pari passo. Spesso chi appartiene a fasce d’età meno giovani impiega più tempo a utilizzare correntemente le nuove tecnologie, che siano di uso lavorativo oppure personale. Meno abituati dei giovani a novità e sviluppi continui, che ora con l’AI hanno conosciuto una rapidità mai vista prima che richiede una formazione costante, si sono trovati più sovente a temere di non essere in grado di apprendere. Ritengono di essere meno avvezzi all’uso delle tecnologie rispetto ai giovani, che sono ritenuti altamente alfabetizzati tecnologicamente perché nativi digitali: in realtà l’essere nati in un’epoca fortemente tecnologica ed essere stati esposti in maniera attiva e passiva alle innovazioni non porta necessariamente a una reale conoscenza ed è un fattore spesso sottovalutato. Semmai i più giovani si approcciano agli studi in un periodo storico in cui le continue innovazioni portano a un’abitudine a dover imparare a utilizzare programmi, strumenti e funzionalità sempre nuovi, con una frequenza maggiore rispetto a quanto avveniva durante il percorso formativo delle generazioni precedenti. Ma in realtà molti anziani di oggi sono passati attraverso l’informatizzazione e i primi processi della digitalizzazione, probabilmente adattandosi più di quanto ritengano di aver fatto, ma continuando a non vedersi capaci.

Cosa può fare l’AI per gli anziani

Quando si parla di anziani fuori dal mondo del lavoro, l’uso della tecnologia arriva spesso per rimanere in contatto con i propri familiari e anche durante l’evento sull’intelligenza artificiale è stato rimarcato come l’interesse sia maggiore tra coloro che vengono stimolati sul tema da figli o nipoti in giovane età. L’AI può essere utile agli anziani? Per utilizzarla è indispensabile un minimo di conoscenza tecnologica, però il paradosso dei chatbot conversazionali generativi è che potrebbero essere di utilizzo più immediato. Quando si parla di intelligenza artificiale non si possono ignorare la complessità degli algoritmi che la muovono, i lunghi e operosi processi di elaborazione dei dati e apprendimento di pattern, oltre alle implicazioni geopolitiche di vasta portata legate alla proprietà dei dati e dei server e alle materie prime. Nonostante tutto ciò, tecnologie quali ChatGPT o Claude, ad esempio, potrebbero essere d’aiuto alla terza età rispondendo direttamente a domande e dubbi, facendo da tutorial per l’uso di altre tecnologie, anche mediante i comandi vocali, riducendo la difficoltà di approccio con smartphone o tastiere.

Il messaggio degli anziani sulla formazione

Al di là dei possibili utilizzi, che chiedono sempre prudenza, poiché una minore familiarità con alcuni strumenti digitali può aumentare la vulnerabilità di fronte a determinate cybertruffe, l’evento e l’interesse di queste persone mostrano una realtà che dovrebbe essere chiara a tutti: nessuno dovrebbe ormai considerare l’AI un fenomeno che non lo riguarda, anche se magari pensa di non avere le necessarie conoscenze o ne ha paura. Come Ated siamo fortemente convinti che sia fondamentale una formazione trasversale, poiché saranno sempre meno gli ambiti e le professioni che potranno considerarsi estranei alla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale. L’unico modo per rimanere competitivi nel mercato, sia per le aziende sia per i singoli lavoratori, è quello di aggiornarsi e di recepirla nei propri processi e soprattutto nel proprio modo di pensare. Anche chi è legato a una mentalità che guarda con sospetto l’evoluzione non può combattere una battaglia contro l’AI, ma è chiamato ad approcciarsi con curiosità per comprendere come possa farne il motore della sua crescita.

Che formazione serve per restare nel mercato del lavoro

I dati sulla digitalizzazione in Svizzera sottolineano come le giovani generazioni abbiano di solito una maggiore competenza nell’uso delle tecnologie, anche se in generale la stessa non è da ritenersi soddisfacente. L’intelligenza artificiale deve però riguardare tutti: modificherà il mercato del lavoro e le competenze richieste e chi non vorrà provvedere alla propria formazione costante, comprendendo di aver bisogno di aggiornarsi su tecnologie in continuo sviluppo, rischia di autoescludersi da alcune opportunità professionali. Serve acquisire le competenze tecniche e al contempo uno sguardo critico sui possibili rischi e sui bias cognitivi legati all’intelligenza artificiale.

Gli APF: opportunità anche per i meno giovani

Per questo come Ated ci rivolgiamo a varie fasce della popolazione e puntiamo a introdurre all’AI già i più giovani, come avvenuto durante l’estate col corso intensivo. Per lo stesso motivo incoraggiamo le aziende a pensare alla formazione di tutti i loro collaboratori, poiché sempre meno professionisti potranno prescindere dalla conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale, che dovranno essere resi sempre più personalizzati e adattati a ogni realtà. I nostri APF sono corsi a cui può accedere anche chi non ha titoli di studio universitari ma ha concluso un apprendistato: sono l’occasione per chi crede di non conoscere l’AI ma desidera colmare la lacuna, acquisendo nozioni importanti e competenze sempre più richieste dal mondo del lavoro, in ambito di progettazione, gestione e creazione di infrastrutture AI specifiche (Digital Collaboration Specialist e Business AI Specialist, da frequentare anche in combo), in sicurezza (Cyber Security Specialist) e nella creazione di contenuti (Multimedia Content Creator). Vengono frequentati durante lo svolgimento della carriera e rappresentano un’interessante opportunità di aggiornamento per permettere anche a chi ha una certa età di acquisire competenze che lo manterranno competitivo sul mercato se dovesse desiderare o necessitare di un cambio professionale.

Per noi di Ated la formazione riguardo alla tecnologia in generale e all’AI deve essere trasversale, rivolta a tutti. Gli anziani che hanno provato ad approcciarsi con l’intelligenza artificiale, mettendosi in gioco in un mondo che potevano percepire come distante dal proprio, hanno dato prova dell’apertura e della curiosità che potrebbero fare la differenza per tutti. Chiedersi come poter utilizzare le innovazioni piuttosto che vederle come distanti dal proprio modo di essere e di vedere il mondo sarà sempre più una chiave vincente, per un’innovazione a favore dell’uomo e non contro.

Prossimi eventi Ated

23 ottobre: Un giorno nel cuore della tecnologia: Zurigo e Google

27 ottobre: ATED Tech Espresso Mendrisio

19 novembre: Festival AI Ticino e Regione Insubrica

L’intelligenza artificiale (AI) sta diventando una risorsa sempre più indispensabile per le aziende che mirano a migliorare la propria produttività e ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato. Gli strumenti basati sull’AI possono non solo ottimizzare processi interni, ma anche ridurre i costi aziendali e favorire la scalabilità dei modelli di business.

La vera forza dell’intelligenza artificiale risiede nella sua capacità di analizzare enormi quantità di dati, automatizzare attività ripetitive e aiutare le aziende a prendere decisioni strategiche basate su informazioni precise. Ma in che modo, concretamente, l’AI sta cambiando il volto del mondo del lavoro e delle imprese? Scopriamolo attraverso esempi pratici e reali.


Come l’AI ottimizza i processi aziendali

Uno degli impatti principali dell’AI nelle aziende riguarda i processi interni, dalla gestione delle operazioni quotidiane alla pianificazione a lungo termine. Con strumenti che consentono di ridurre tempi e margini di errore, è possibile lavorare in modo più fluido e veloce. Ecco alcuni esempi significativi:

  1. Automazione dei task ripetitivi: In ambito amministrativo, attività come l’elaborazione di fatture, la gestione dei documenti o il controllo inventariale possono essere automatizzate grazie a sistemi di AI. Ad esempio, alcuni software utilizzano algoritmi di “robotic process automation” (RPA) per completare centinaia di operazioni in pochissimo tempo, garantendo precisione e aggiornamenti in tempo reale.
  2. Gestione del ciclo produttivo: Le fabbriche stanno abbracciando la trasformazione digitale grazie all’AI, che monitora in modo continuo le linee di produzione. Un esempio concreto è un modello che utilizza reti neurali per individuare anomalie nei processi produttivi, migliorare la qualità dei prodotti e pianificare interventi di manutenzione predittiva. Questo approccio riduce i tempi di fermo macchina e diminuisce i costi associati a guasti improvvisi.
  3. Ottimizzazione della logistica e della supply chain: La pianificazione delle consegne e la gestione delle catene di fornitura sono tra le aree in cui l’AI ha dimostrato di avere un impatto radicale. Amazon, ad esempio, sfrutta sofisticati algoritmi di machine learning per ottimizzare i percorsi dei corrieri, prevenire ritardi e prevedere la domanda dei prodotti in base ai dati storici.

Ridurre i costi operativi: l’AI come alleata del risparmio

L’intelligenza artificiale non solo accelera i processi, ma riduce drasticamente i costi operativi, specialmente nelle attività ad alta intensità di risorse. Grazie alla capacità di identificare inefficienze e proporre soluzioni intelligenti, molte aziende hanno registrato risparmi significativi. Ecco come:

  1. Automazione del Customer Service: Chatbot avanzati alimentati dall’AI, possono gestire migliaia di richieste dei clienti contemporaneamente, migliorando i tempi di risposta e mantenendo bassi i costi operativi. La banca britannica NatWest, ad esempio, ha implementato un assistente virtuale chiamato “Cora,” in grado di rispondere in modo preciso a una vasta gamma di richieste dei clienti, riducendo la necessità di operatori umani.
  2. Risparmi energetici con l’AI: L’AI sta diventando fondamentale anche per ridurre i consumi energetici aziendali. Google, ad esempio, utilizza algoritmi di intelligenza artificiale nei suoi data center per ottimizzare il raffreddamento degli impianti, registrando un risparmio energetico significativo e contribuendo alla sostenibilità ambientale.
  3. Miglioramento delle previsioni finanziarie: Sistemi di gestione finanziaria alimentati dall’intelligenza artificiale consentono alle aziende di identificare sprechi e allocare meglio le risorse. Soluzioni nel settore fintech, hanno aiutato numerosi piccoli business a monitorare flussi di cassa e prevedere periodi di bassa liquidità con mesi di anticipo.

AI e scalabilità: crescere senza limiti

Uno dei vantaggi più significativi dell’AI per le aziende è la sua capacità di favorire la scalabilità dei modelli di business, consentendo alle imprese di crescere senza dover aumentare proporzionalmente i costi o il personale.

  1. Espansione senza confini geografici: Grazie all’intelligenza artificiale, molte aziende riescono a espandersi in nuovi mercati senza dover costruire infrastrutture fisiche costose. Nel settore dell’e-commerce, Shopify utilizza l’AI per tradurre siti web in più lingue e per adattare campagne pubblicitarie al contesto culturale o economico di regioni specifiche.
  2. Prodotti e servizi su misura: L’intelligenza artificiale permette di personalizzare prodotti e servizi su larga scala. Aziende come Netflix, grazie a sistemi di raccomandazione avanzati, sono in grado di proporre a milioni di utenti contenuti unici e su misura, aumentando il loro tasso di coinvolgimento e fidelizzazione.
  3. Formazione automatizzata e gestione delle risorse umane: L’AI è anche un alleato prezioso per scalare senza complicazioni la formazione del personale. Soluzioni utilizzano intelligenza artificiale per creare programmi educativi personalizzati che si adattano ai ritmi e alle competenze dei singoli dipendenti.

Il presente dell’AI nelle aziende: agire oggi per costruire il domani

L’intelligenza artificiale sta già cambiando il volto del business, offrendo vantaggi tangibili alle aziende. Tuttavia, come tutte le rivoluzioni, adottare l’AI richiede lungimiranza, pianificazione e la capacità di integrare innovazione con le esigenze specifiche del proprio settore.

Implementare una strategia AI non significa automatizzare tutto dall’oggi al domani, ma iniziare con piccoli progetti pilota per testare le sue potenzialità e poi integrare gradualmente soluzioni sempre più complesse. Numerose aziende che hanno scelto questo approccio stanno già raccogliendo i frutti: riduzione dei costi, maggiore efficienza e maggiore agilità nel rispondere alle mutevoli esigenze del mercato.

Oggi non è più una questione di se adottare l’intelligenza artificiale, ma di quando. E quel momento, per chi vuole essere competitivo, è ora.