Il Festival AI, un’occasione per parlare di intelligenza artificiale

Feb 6, 2026 | Uncategorized

Gli anziani a tavola con l’intelligenza artificiale

Anziani che non desiderano rimanere esclusi dalle ultime innovazioni, provando ad approcciarsi, portando anche eventuali difficoltà e dubbi, all’intelligenza artificiale, con curiosità e la voglia di comprendere se e come potrà avere un ruolo nella loro vita: un recente evento tenutosi a Tenero per la terza età mostra come con l’AI possano entrare in contatto tutti. Che cosa muove, però, delle persone ormai in là con gli anni a prendere parte a una mattinata dedicata all’innovazione, soprattutto se sono fuori dal mondo lavorativo? E come si può leggere questo caso?

Generazioni che hanno già attraversato la rivoluzione digitale

Solitamente si pensa agli anziani come a persone poco avvezze alla tecnologia, soprattutto se essa è arrivata quando ormai avevano già integrato i loro metodi per lavorare e svolgere le loro attività e le novità rischiavano di scombinarli. Sono generazioni che probabilmente hanno vissuto la paura di essere sostituite da macchine e pc per rendersi conto spesso che innovazione e fattore umano, per un vero successo, vanno di pari passo. Spesso chi appartiene a fasce d’età meno giovani impiega più tempo a utilizzare correntemente le nuove tecnologie, che siano di uso lavorativo oppure personale. Meno abituati dei giovani a novità e sviluppi continui, che ora con l’AI hanno conosciuto una rapidità mai vista prima che richiede una formazione costante, si sono trovati più sovente a temere di non essere in grado di apprendere. Ritengono di essere meno avvezzi all’uso delle tecnologie rispetto ai giovani, che sono ritenuti altamente alfabetizzati tecnologicamente perché nativi digitali: in realtà l’essere nati in un’epoca fortemente tecnologica ed essere stati esposti in maniera attiva e passiva alle innovazioni non porta necessariamente a una reale conoscenza ed è un fattore spesso sottovalutato. Semmai i più giovani si approcciano agli studi in un periodo storico in cui le continue innovazioni portano a un’abitudine a dover imparare a utilizzare programmi, strumenti e funzionalità sempre nuovi, con una frequenza maggiore rispetto a quanto avveniva durante il percorso formativo delle generazioni precedenti. Ma in realtà molti anziani di oggi sono passati attraverso l’informatizzazione e i primi processi della digitalizzazione, probabilmente adattandosi più di quanto ritengano di aver fatto, ma continuando a non vedersi capaci.

Cosa può fare l’AI per gli anziani

Quando si parla di anziani fuori dal mondo del lavoro, l’uso della tecnologia arriva spesso per rimanere in contatto con i propri familiari e anche durante l’evento sull’intelligenza artificiale è stato rimarcato come l’interesse sia maggiore tra coloro che vengono stimolati sul tema da figli o nipoti in giovane età. L’AI può essere utile agli anziani? Per utilizzarla è indispensabile un minimo di conoscenza tecnologica, però il paradosso dei chatbot conversazionali generativi è che potrebbero essere di utilizzo più immediato. Quando si parla di intelligenza artificiale non si possono ignorare la complessità degli algoritmi che la muovono, i lunghi e operosi processi di elaborazione dei dati e apprendimento di pattern, oltre alle implicazioni geopolitiche di vasta portata legate alla proprietà dei dati e dei server e alle materie prime. Nonostante tutto ciò, tecnologie quali ChatGPT o Claude, ad esempio, potrebbero essere d’aiuto alla terza età rispondendo direttamente a domande e dubbi, facendo da tutorial per l’uso di altre tecnologie, anche mediante i comandi vocali, riducendo la difficoltà di approccio con smartphone o tastiere.

Il messaggio degli anziani sulla formazione

Al di là dei possibili utilizzi, che chiedono sempre prudenza, poiché una minore familiarità con alcuni strumenti digitali può aumentare la vulnerabilità di fronte a determinate cybertruffe, l’evento e l’interesse di queste persone mostrano una realtà che dovrebbe essere chiara a tutti: nessuno dovrebbe ormai considerare l’AI un fenomeno che non lo riguarda, anche se magari pensa di non avere le necessarie conoscenze o ne ha paura. Come Ated siamo fortemente convinti che sia fondamentale una formazione trasversale, poiché saranno sempre meno gli ambiti e le professioni che potranno considerarsi estranei alla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale. L’unico modo per rimanere competitivi nel mercato, sia per le aziende sia per i singoli lavoratori, è quello di aggiornarsi e di recepirla nei propri processi e soprattutto nel proprio modo di pensare. Anche chi è legato a una mentalità che guarda con sospetto l’evoluzione non può combattere una battaglia contro l’AI, ma è chiamato ad approcciarsi con curiosità per comprendere come possa farne il motore della sua crescita.

Che formazione serve per restare nel mercato del lavoro

I dati sulla digitalizzazione in Svizzera sottolineano come le giovani generazioni abbiano di solito una maggiore competenza nell’uso delle tecnologie, anche se in generale la stessa non è da ritenersi soddisfacente. L’intelligenza artificiale deve però riguardare tutti: modificherà il mercato del lavoro e le competenze richieste e chi non vorrà provvedere alla propria formazione costante, comprendendo di aver bisogno di aggiornarsi su tecnologie in continuo sviluppo, rischia di autoescludersi da alcune opportunità professionali. Serve acquisire le competenze tecniche e al contempo uno sguardo critico sui possibili rischi e sui bias cognitivi legati all’intelligenza artificiale.

Gli APF: opportunità anche per i meno giovani

Per questo come Ated ci rivolgiamo a varie fasce della popolazione e puntiamo a introdurre all’AI già i più giovani, come avvenuto durante l’estate col corso intensivo. Per lo stesso motivo incoraggiamo le aziende a pensare alla formazione di tutti i loro collaboratori, poiché sempre meno professionisti potranno prescindere dalla conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale, che dovranno essere resi sempre più personalizzati e adattati a ogni realtà. I nostri APF sono corsi a cui può accedere anche chi non ha titoli di studio universitari ma ha concluso un apprendistato: sono l’occasione per chi crede di non conoscere l’AI ma desidera colmare la lacuna, acquisendo nozioni importanti e competenze sempre più richieste dal mondo del lavoro, in ambito di progettazione, gestione e creazione di infrastrutture AI specifiche (Digital Collaboration Specialist e Business AI Specialist, da frequentare anche in combo), in sicurezza (Cyber Security Specialist) e nella creazione di contenuti (Multimedia Content Creator). Vengono frequentati durante lo svolgimento della carriera e rappresentano un’interessante opportunità di aggiornamento per permettere anche a chi ha una certa età di acquisire competenze che lo manterranno competitivo sul mercato se dovesse desiderare o necessitare di un cambio professionale.

Per noi di Ated la formazione riguardo alla tecnologia in generale e all’AI deve essere trasversale, rivolta a tutti. Gli anziani che hanno provato ad approcciarsi con l’intelligenza artificiale, mettendosi in gioco in un mondo che potevano percepire come distante dal proprio, hanno dato prova dell’apertura e della curiosità che potrebbero fare la differenza per tutti. Chiedersi come poter utilizzare le innovazioni piuttosto che vederle come distanti dal proprio modo di essere e di vedere il mondo sarà sempre più una chiave vincente, per un’innovazione a favore dell’uomo e non contro.

Prossimi eventi Ated

23 ottobre: Un giorno nel cuore della tecnologia: Zurigo e Google

27 ottobre: ATED Tech Espresso Mendrisio

19 novembre: Festival AI Ticino e Regione Insubrica

Le domande che partono dall’AI

I robot prenderanno il posto delle persone, imparando a svolgere le loro mansioni e soppiantandole, portando tra l’altro il “pregio” di non aver bisogno di pause? I contenuti del domani saranno prodotti interamente da chatbot come ChatGPT, che creerà testi, immagini, video? L’intelligenza artificiale in genere potrà contribuire per contro a migliorare produttività, organizzazione, competenze, conoscenze?

Sono tante le domande che ruotano attorno al mondo dell’AI, alcune provenienti da timori e paure, altre volte a cogliere le opportunità. Per noi di Ated è proprio questa la parola corretta: opportunità, per crescere, per migliorare, per automatizzare quel che si può. Il vero rischio non è vedersi portar via il posto di lavoro dall’intelligenza artificiale, bensì vedere i propri concorrenti usarla meglio e prima, prendendosi una fetta di mercato.

Perché il Festival AI ha coinvolto anche l’Insubria

Nel 2025 abbiamo organizzato il primo Festival AI che ha coinvolto non solamente il Ticino ma anche la Lombardia, con giornate a Lugano, Como e Varese. Voleva essere, ed è stato, un evento di formazione e divulgazione dal taglio internazionale, che parlasse a un pubblico ampio per provenienza e target e che potesse mostrare una mentalità di apertura. L’innovazione tecnologica ha infatti la caratteristica di allargare i confini e di far andare oltre la visione del proprio mercato, chiedendo alleanze strategiche e visioni di ampio respiro. La sfida dell’innovazione si vince aprendo gli orizzonti e un confronto transfrontaliero consente di unire competenze e di creare nuove possibilità di business, integrando saperi e opinioni.

Il target: parlare a tutti, secondo i loro interessi

Il mondo dell’intelligenza artificiale interessa chiunque, da chi ne sente solamente parlare a chi ha tentato di usare qualche volta, senza dei veri rudimenti, ChatGPT o Gemini, da chi teme che gli stravolga la vita a chi ne è curioso. Il Festival AI ha dunque stimolato un gran numero di persone, semplici curiosi o addetti ai lavori, che volevano capire qualcosa in più delle possibilità e dei rischi e valutare le prospettive.

In questa ottica, Ated ha impostato un evento che potesse parlare a target diversi, soddisfacendo gradi di competenze e di interesse diversi, sia per età che per skills. Il nostro comun denominatore è il credere fortemente nel ruolo della formazione, ad ogni livello, partendo dai bambini. Abbiamo portato degli esempi concreti di utilizzo dell’intelligenza artificiale, visibili e non, con lo scopo di far riflettere e di colpire.

Gli “ospiti” del Festival AI 2025

C’era, ad esempio, Zia Sofia, una chef creata dall’intelligenza artificiale. Si tratta di un avatar, progettato e realizzato dalla startup CogitAI, che usa modelli di intelligenza artificiale nel mondo food oer creare ricette personalizzate e fornire consigli. È attiva sui social e integrabile tramite app. C’era SanTo, un robot che risponde a domande religiose e sa recitare il rosario, modello di unione tra AI e spiritualità, in grado di dialogare con le persone in merito alla fede. C’erano i robot dell’azienda Tetronica: quello che suona il piano mediante delle dita robotiche, quello che canta e fa cabaret, con lo scopo di intrattenere il pubblico, il RoboBidone che sensibilizza i più giovani in merito a tematiche ambientali come riciclo e sostenibilità, interagendo anche a livello vocale.

Significa che il mondo verrà abitato da robot? Quelli scelti erano dimostrativi, attiravano l’attenzione, stupivano per il loro modo di porsi, tanto che il presidente di Ated Luca Mauriello ha detto sorridendo in un’intervista che a volte si scordava di interagire con un robot e non con un umano. Non si sa dove andrà l’innovazione tecnologica, ma resta la convinzione che essa andrà usata per integrare l’esperienza umana, per facilitarla e per potenziarla e che per farlo andrà conosciuta.

I temi degli speech sull’AI

Ma il Festival AI non era composto solo da robot e innovazioni spettacolari alla vista: portava l’intelligenza artificiale nel concreto, nella vita di tutti i giorni delle aziende, ponendo e ponendosi domande sulla sicurezza, sulle applicazioni e sui limiti. Se l’AI compone testi, ad esempio, di chi è la proprietà intellettuale? Come può essere usata per aumentare la produttività e l’organizzazione? Come deve cambiare la cultura aziendale per consentire un uso efficace? Dove è già integrata, magari anche senza che il grande pubblico ne sia a conoscenza? Si pensi ad esempio ai modelli di guida autonoma. Quanto le ricerche online sono influenzate dall’uso massiccio di chatbot anziché dei classici motori di ricerca? In quali settori l’intelligenza artificiale può essere impiegata: dagli assistenti virtuali alle automazioni, dalla funzione predittiva a quella analitica e di customer personalizzato. Quali sono i limiti etici, un altro tema dibattuto su cui al momento non si ha una risposta? E come si può regolamentare l’intero processo? Che ruolo e che cosa è il metaverso?

Questi sono solo alcuni dei temi trattati dagli speaker presenti negli eventi dislocati nelle tre sedi, speech con scopi e livelli di complessità diversi. Ated ha pensato a un Festival AI che potesse essere per tutti, dove ciascuno potesse trovare qualcosa che lo incuriosisse, divertisse, facesse pensare, stimolasse a riflettere.

Un passo in più: le professioni dell’AI

L’obiettivo non era solamente intrattenere bensì far comprendere quante questioni ci siano dietro l’AI, quanto sia un mondo complesso e sfaccettato e soprattutto di passare la visione che la chiave è la formazione. Con i suoi corsi AFP, ad esempio, forma figure specialistiche, come i Businnes AI specialist, i Digital Collaboration Specialist, da quest’anno anche i Multimedia Content Creator. Una figura che sarà di importanza cruciale è il Cyber Security Specialist. La sicurezza in ottica di intelligenza artificiale è stata infatti presente in tutto l’evento e in tutto l’anno Ated. Nuove tecnologie portano infatti a nuove possibilità ma anche a nuovi rischi, che richiedono consapevolezza e tecniche di conoscenza. L’AI, nello specifico, può essere anche usata come protezione dai rischi informatici, e questo è stato il tema del Cyber Security Day.

AI-GENIALE e MITICA, formare le aziende che vogliono usare l’AI

La collaborazione transfrontaliera non si riduce al Festival ma si amplia anche nel progetto AI-GENIALE, di cui siamo capofila svizzeri, assieme a ECOLE (Enti Confindustriali Lombardi per l’Education, capofila italiano), Università LIUC e Servizi Confindustria. Si tratta di un progetto finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021-2027 volto a supportare le imprese nell’adozione dell’AI generativa nei loro processi, con casi pratici utilizzati per evidenziare le best practies sul tema. Senza formazione, le imprese perderanno delle occasioni fondamentali.

Non c’è bisogno solamente di nuove figure professionali ma anche di un aggiornamento di quelle esistenti che integri l’uso dell’AI, per la competitività dei lavoratori e delle aziende. In quella direzione va la formazione MITICA, un altro progetto transfrontaliero cui prendiamo parte.

Il Festival AI torna nel 2026

Nel 2026 il Festival dell’AI conoscerà la sua seconda edizione, sulla scia del successo della prima. Gli scopi saranno i medesimi: portare una panoramica sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale e sulle prospettive. Sicuramente, ci si renderà conto che in un anno è già cambiato molto e che è un processo che non lascia indifferente nessuno, influenzato da vari fattori, non estraneo all’andamento geo-politico. Seguiranno informazioni, per ora segnatevi la data del 19 novembre.