Come l’AI sta ridefinendo le relazioni tra aziende e dipendenti

Jan 8, 2025 | Festival AI 2025

Gli anziani a tavola con l’intelligenza artificiale

Anziani che non desiderano rimanere esclusi dalle ultime innovazioni, provando ad approcciarsi, portando anche eventuali difficoltà e dubbi, all’intelligenza artificiale, con curiosità e la voglia di comprendere se e come potrà avere un ruolo nella loro vita: un recente evento tenutosi a Tenero per la terza età mostra come con l’AI possano entrare in contatto tutti. Che cosa muove, però, delle persone ormai in là con gli anni a prendere parte a una mattinata dedicata all’innovazione, soprattutto se sono fuori dal mondo lavorativo? E come si può leggere questo caso?

Generazioni che hanno già attraversato la rivoluzione digitale

Solitamente si pensa agli anziani come a persone poco avvezze alla tecnologia, soprattutto se essa è arrivata quando ormai avevano già integrato i loro metodi per lavorare e svolgere le loro attività e le novità rischiavano di scombinarli. Sono generazioni che probabilmente hanno vissuto la paura di essere sostituite da macchine e pc per rendersi conto spesso che innovazione e fattore umano, per un vero successo, vanno di pari passo. Spesso chi appartiene a fasce d’età meno giovani impiega più tempo a utilizzare correntemente le nuove tecnologie, che siano di uso lavorativo oppure personale. Meno abituati dei giovani a novità e sviluppi continui, che ora con l’AI hanno conosciuto una rapidità mai vista prima che richiede una formazione costante, si sono trovati più sovente a temere di non essere in grado di apprendere. Ritengono di essere meno avvezzi all’uso delle tecnologie rispetto ai giovani, che sono ritenuti altamente alfabetizzati tecnologicamente perché nativi digitali: in realtà l’essere nati in un’epoca fortemente tecnologica ed essere stati esposti in maniera attiva e passiva alle innovazioni non porta necessariamente a una reale conoscenza ed è un fattore spesso sottovalutato. Semmai i più giovani si approcciano agli studi in un periodo storico in cui le continue innovazioni portano a un’abitudine a dover imparare a utilizzare programmi, strumenti e funzionalità sempre nuovi, con una frequenza maggiore rispetto a quanto avveniva durante il percorso formativo delle generazioni precedenti. Ma in realtà molti anziani di oggi sono passati attraverso l’informatizzazione e i primi processi della digitalizzazione, probabilmente adattandosi più di quanto ritengano di aver fatto, ma continuando a non vedersi capaci.

Cosa può fare l’AI per gli anziani

Quando si parla di anziani fuori dal mondo del lavoro, l’uso della tecnologia arriva spesso per rimanere in contatto con i propri familiari e anche durante l’evento sull’intelligenza artificiale è stato rimarcato come l’interesse sia maggiore tra coloro che vengono stimolati sul tema da figli o nipoti in giovane età. L’AI può essere utile agli anziani? Per utilizzarla è indispensabile un minimo di conoscenza tecnologica, però il paradosso dei chatbot conversazionali generativi è che potrebbero essere di utilizzo più immediato. Quando si parla di intelligenza artificiale non si possono ignorare la complessità degli algoritmi che la muovono, i lunghi e operosi processi di elaborazione dei dati e apprendimento di pattern, oltre alle implicazioni geopolitiche di vasta portata legate alla proprietà dei dati e dei server e alle materie prime. Nonostante tutto ciò, tecnologie quali ChatGPT o Claude, ad esempio, potrebbero essere d’aiuto alla terza età rispondendo direttamente a domande e dubbi, facendo da tutorial per l’uso di altre tecnologie, anche mediante i comandi vocali, riducendo la difficoltà di approccio con smartphone o tastiere.

Il messaggio degli anziani sulla formazione

Al di là dei possibili utilizzi, che chiedono sempre prudenza, poiché una minore familiarità con alcuni strumenti digitali può aumentare la vulnerabilità di fronte a determinate cybertruffe, l’evento e l’interesse di queste persone mostrano una realtà che dovrebbe essere chiara a tutti: nessuno dovrebbe ormai considerare l’AI un fenomeno che non lo riguarda, anche se magari pensa di non avere le necessarie conoscenze o ne ha paura. Come Ated siamo fortemente convinti che sia fondamentale una formazione trasversale, poiché saranno sempre meno gli ambiti e le professioni che potranno considerarsi estranei alla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale. L’unico modo per rimanere competitivi nel mercato, sia per le aziende sia per i singoli lavoratori, è quello di aggiornarsi e di recepirla nei propri processi e soprattutto nel proprio modo di pensare. Anche chi è legato a una mentalità che guarda con sospetto l’evoluzione non può combattere una battaglia contro l’AI, ma è chiamato ad approcciarsi con curiosità per comprendere come possa farne il motore della sua crescita.

Che formazione serve per restare nel mercato del lavoro

I dati sulla digitalizzazione in Svizzera sottolineano come le giovani generazioni abbiano di solito una maggiore competenza nell’uso delle tecnologie, anche se in generale la stessa non è da ritenersi soddisfacente. L’intelligenza artificiale deve però riguardare tutti: modificherà il mercato del lavoro e le competenze richieste e chi non vorrà provvedere alla propria formazione costante, comprendendo di aver bisogno di aggiornarsi su tecnologie in continuo sviluppo, rischia di autoescludersi da alcune opportunità professionali. Serve acquisire le competenze tecniche e al contempo uno sguardo critico sui possibili rischi e sui bias cognitivi legati all’intelligenza artificiale.

Gli APF: opportunità anche per i meno giovani

Per questo come Ated ci rivolgiamo a varie fasce della popolazione e puntiamo a introdurre all’AI già i più giovani, come avvenuto durante l’estate col corso intensivo. Per lo stesso motivo incoraggiamo le aziende a pensare alla formazione di tutti i loro collaboratori, poiché sempre meno professionisti potranno prescindere dalla conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale, che dovranno essere resi sempre più personalizzati e adattati a ogni realtà. I nostri APF sono corsi a cui può accedere anche chi non ha titoli di studio universitari ma ha concluso un apprendistato: sono l’occasione per chi crede di non conoscere l’AI ma desidera colmare la lacuna, acquisendo nozioni importanti e competenze sempre più richieste dal mondo del lavoro, in ambito di progettazione, gestione e creazione di infrastrutture AI specifiche (Digital Collaboration Specialist e Business AI Specialist, da frequentare anche in combo), in sicurezza (Cyber Security Specialist) e nella creazione di contenuti (Multimedia Content Creator). Vengono frequentati durante lo svolgimento della carriera e rappresentano un’interessante opportunità di aggiornamento per permettere anche a chi ha una certa età di acquisire competenze che lo manterranno competitivo sul mercato se dovesse desiderare o necessitare di un cambio professionale.

Per noi di Ated la formazione riguardo alla tecnologia in generale e all’AI deve essere trasversale, rivolta a tutti. Gli anziani che hanno provato ad approcciarsi con l’intelligenza artificiale, mettendosi in gioco in un mondo che potevano percepire come distante dal proprio, hanno dato prova dell’apertura e della curiosità che potrebbero fare la differenza per tutti. Chiedersi come poter utilizzare le innovazioni piuttosto che vederle come distanti dal proprio modo di essere e di vedere il mondo sarà sempre più una chiave vincente, per un’innovazione a favore dell’uomo e non contro.

Prossimi eventi Ated

23 ottobre: Un giorno nel cuore della tecnologia: Zurigo e Google

27 ottobre: ATED Tech Espresso Mendrisio

19 novembre: Festival AI Ticino e Regione Insubrica

L’intelligenza artificiale (AI) non sta solo trasformando i processi aziendali e i modelli di business, ma sta anche rivoluzionando il modo in cui le persone lavorano e interagiscono con la tecnologia. Contrariamente alla percezione comune che l’AI possa sostituire i lavoratori, l’evoluzione più interessante è quella in cui persone e tecnologia collaborano in modo sinergico. Grazie all’automazione delle attività ripetitive e all’implementazione di strumenti intelligenti, i dipendenti possono oggi concentrarsi su attività più qualificate, creative e strategiche, migliorando la qualità del lavoro e aumentando la soddisfazione professionale.

Questo cambiamento sta ridefinendo il paradigma delle relazioni tra aziende e dipendenti, offrendo nuove modalità per ottimizzare l’organizzazione del lavoro, favorire una maggiore produttività e stimolare la crescita personale e professionale.

L’AI come alleata nell’organizzazione del lavoro

Uno degli impatti principali dell’intelligenza artificiale è il miglioramento della gestione e organizzazione del lavoro. Attraverso l’automazione di compiti ripetitivi o di basso valore aggiunto, l’AI permette ai dipendenti di dedicare più tempo e risorse a mansioni che richiedono creatività, capacità decisionale e problem solving. Vediamo come questo si traduce in benefici pratici:

  1. Automazione delle attività operative:
    • Grazie a strumenti come RPA (Robotic Process Automation), l’AI consente di ridurre il carico di lavoro legato a compiti amministrativi, come l’elaborazione di dati, la compilazione di report o l’aggiornamento delle informazioni nei database. Ad esempio, esistono soluzioni che aiutano aziende in settori come la finanza e le risorse umane ad automatizzare le attività ripetitive, migliorando l’efficienza e riducendo il margine di errore.
    • Questo significa che gli impiegati possono spostare l’attenzione verso mansioni più strategiche e qualificanti, contribuendo in modo diretto alla crescita dell’azienda.
  2. Pianificazione intelligente del lavoro:
    • Attraverso analisi predittive e modelli basati sull’AI, come quelli integrati nei software di gestione aziendale, è possibile identificare pattern di produttività e ottimizzare l’allocazione delle risorse. Ad esempio, l’AI può analizzare i calendari dei team per programmare incontri, assegnare compiti in base alle competenze dei dipendenti e ottimizzare le tempistiche dei progetti.
  3. Personalizzazione della carriera:
    • L’AI può essere utilizzata per costruire percorsi di carriera personalizzati per i dipendenti, aiutandoli a comprendere quali competenze sviluppare e fornendo accesso a corsi di formazione mirati. Molti strumenti sul mercato analizzano dati relativi alle performance, agli interessi e ai traguardi personali per offrire suggerimenti di crescita professionale su misura.

Collaborazione tra persone e tecnologia

La vera rivoluzione dell’AI sta nella possibilità di creare team ibridi, in cui le capacità umane e quelle tecnologiche lavorano in armonia, rafforzandosi a vicenda. Ecco alcune aree in cui ciò è già una realtà:

  1. Assistenza decisionale:
    • L’AI non si limita più solo a raccogliere dati, ma fornisce analisi approfondite per migliorare le decisioni aziendali. Nei dipartimenti di marketing, ad esempio, questi strumenti aiutano i team a pianificare campagne in base a previsioni sui comportamenti dei consumatori, permettendo ai manager di concentrarsi sulla strategia complessiva.
  2. Supporto intelligente al problem solving:
    • Nei settori tecnici, come quello manifatturiero o ingegneristico, i dipendenti possono collaborare con software di intelligenza artificiale per individuare problemi e trovare soluzioni più efficaci. Ad esempio, analizzare le prestazioni delle macchine e suggerire modifiche ai parametri tecnici, facilitando il lavoro di ingegneri e tecnici esperti.
  3. Miglioramento della comunicazione e collaborazione:
    • Tecnologia come i modelli di AI inclusi in piattaforme di project management aiuta i team a comunicare e collaborare in modo più efficiente. Strumenti di analisi semantica possono eliminare ambiguità nelle istruzioni, assegnare automaticamente compiti ai membri del team più idonei e persino suggerire modifiche in base alle priorità aziendali.

AI ed evoluzione delle competenze

La crescita delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale non implica solo automazione, ma anche un maggiore investimento nello sviluppo delle competenze dei dipendenti. Ciò implica un passaggio verso ruoli che richiedono abilità analitiche, creative e manageriali più avanzate.

Esempi diretti di evoluzione delle competenze:

  • Con l’introduzione di sistemi AI nei settori finanziari, i contabili non devono più occuparsi del monitoraggio manuale delle transazioni, ma possono concentrarsi sull’analisi strategica dei dati di bilancio.
  • Nei settori creativi, strumenti avanzati di design assistito stanno permettendo ai designer di risparmiare tempo su attività tecniche (come la modifica delle immagini) e di dedicarsi maggiormente alla parte concettuale e artistica dei progetti.
  • Nei call center, i rappresentanti del servizio clienti possono affidare la gestione delle richieste più comuni ai chatbot basati su AI, mentre loro si concentrano su questioni complesse che richiedono empatia e giudizio umano.

I benefici di un approccio bilanciato AI-persone

Integrare l’intelligenza artificiale nei processi aziendali con un approccio bilanciato consente alle aziende di raggiungere risultati straordinari, senza sacrificare la componente umana. Tra i principali benefici troviamo:

  1. Più tempo per innovare:
    • Riducendo il carico di lavoro operativo, i dipendenti hanno più tempo per concentrarsi sull’ideazione di strategie innovative. Questo non solo migliora la qualità dell’output, ma aumenta anche il coinvolgimento e la soddisfazione sul lavoro.
  2. Crescita professionale dei dipendenti:
    • Collaborare con l’intelligenza artificiale significa sviluppare nuove competenze e ruoli all’interno dell’organizzazione, rendendo i lavoratori più competitivi ed esperti in ambiti di alto valore.
  3. Decentramento delle decisioni:
    • Con l’AI che fornisce dati e analisi chiare, i dipendenti possono prendere decisioni più rapide e informate, riducendo la necessità di processi burocratici o approvazioni lunghe.

Guardando al futuro: un equilibrio tra tecnologia e umanità

Man mano che l’AI continua a permeare diversi settori, la sfida più grande per le aziende sarà garantire un equilibrio tra automazione e umanità. L’obiettivo deve essere quello di sfruttare la potenza dell’intelligenza artificiale non per sostituire, ma per amplificare le capacità umane, creando ambienti di lavoro stimolanti e inclusivi.

Le aziende che investono nell’AI con un approccio strategico, ponendo al centro le persone, possono costruire un futuro in cui la tecnologia diventa un alleato indispensabile per l’innovazione, la crescita e il rispetto del valore umano. Non si tratta di uomini vs. macchine, ma di un’alleanza destinata a trasformare positivamente il modo di lavorare.